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Sapienza, respinto il comitato delle grandi imprese a Ingegneria Elettronica

di Luna Brizzi e Michele Leigheb

Nello scorso ottobre il Fronte della Gioventù Comunista aveva denunciato il tentativo di costituzione di un organismo denominato “Comitato d’Indirizzo” in seno al Consiglio d’Area Didattica (CAD) di Ingegneria Elettronica della Sapienza[1]. L’organo, composto in prevalenza da rappresentanti di grandi imprese aventi interessi nel campo dell’elettronica (tra cui Fincantieri, Leonardo e STMicroelectronics), avrebbe dovuto fornire pareri sulla didattica sulla base delle necessità di questi portatori esterni di interesse. E senza l’attivazione dei militanti del FGC la cosa sarebbe stata approvata senza alcuna discussione in barba ai reali interessi degli studenti.

In un precedente articolo di Senza Tregua erano già state evidenziate le criticità che avrebbe generato la formazione di un tale organo[2]. Si sarebbe infatti andati incontro all’impoverimento generale della didattica a favore di una formazione aziendale più settoriale sulle competenze richieste da quelle sole aziende, interessi privati finanziati pubblicamente e dagli stessi studenti.

È stata da subito intrapresa una campagna di informazione da parte del FGC attraverso volantinaggi, affissione di locandine e soprattutto il contatto diretto con gli studenti, durante la quale sono stati messi a conoscenza gli studenti delle Facoltà di Ingegneria della volontà del CAD di costituire il suddetto comitato, evidenziando gli annessi svantaggi per i neolaureati che si sarebbero poi dovuti affacciare sul mondo del lavoro. Andando di aula in aula i rappresentanti, col supporto di altri militanti, hanno spiegato a tutti la situazione e le sue criticità.

Successivamente i militanti del FGC hanno raccolto un gran numero di firme a sostegno di una dichiarazione contraria alla costituzione del “comitato delle imprese”, una petizione promossa dai rappresentanti degli studenti nel CAD. L’elevato numero di firme raccolte, insieme al relativo consenso ottenuto dal coinvolgimento degli studenti, e la presa di posizione unanime da parte dei rappresentanti degli studenti in sede di discussione della proposta, hanno fatto sì che lo scorso 8 marzo il CAD ritirasse la proposta d’inserimento dei dirigenti aziendali e di ogni altro membro esterno all’ateneo.

Un commento circa la vicenda è arrivato da Nicholas Giordano, rappresentante del FGC nell’Assemblea di Facoltà di Ingegneria dell’Informazione, Informatica e Statistica, secondo il quale «è positivo il fatto che il comitato non sia stato costituito, anche grazie alla nostra opposizione. Tuttavia i fattori che portano l’università pubblica a perseguire interessi diversi da quelli degli studenti e della collettività permangono inalterati. Non sarà sufficiente l’azione attraverso la rappresentanza per cambiare questo modello iniquo, ma è necessario che gli studenti delle classi popolari si organizzino e prendano in mano il proprio destino attraverso la lotta quotidiana contro l’autonomia universitaria e questo sistema nel suo complesso»[3].

L’importanza di questa piccola vittoria degli studenti dimostra anche quale possa essere l’unico orizzonte proficuo della rappresentanza studentesca negli organi di un ateneo: lottare insieme agli studenti, renderli partecipi e informati di ciò che accade in quegli organi. Che le associazioni universitarie, strumenti del carrierismo di alcuni, non vedano la rappresentanza sotto questa luce è fin troppo evidente dal rapporto tra eletti e rappresentanti effettivamente attivi e ancor di più dal basso coinvolgimento sulla popolazione universitaria. Non a caso l’affluenza è spesso ridicolmente bassa e sempre proporzionale al numero di candidati che si presentano (motivo delle interminabili liste di candidati nelle facoltà).

[1]              Dal post di FGC Università Sapienza su Facebook del 16 ottobre 2018.

[2]              Per approfondire: Sapienza, le imprese entreranno negli organi dell’università?

[3]              Dal post di FGC Università Sapienza su Facebook del 17 marzo 2019.

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