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«È dall’agosto 2016 che non stiamo a casa». Il dramma dei terremotati del centro Italia

 “Non stiamo a casa dal 24-8-16”. Uno striscione affisso sulle mura squarciate dal terremoto di un’abitazione di Borgo, frazione di Arquata del Tronto. Poche parole, e un sentimento desolante che pervade la popolazione locale. Si innalza dai monti ascolani la protesta dei cittadini che da ormai 4 anni aspettano la ricostruzione della propria abitazione e non possono dire “#iorestoacasa”. Ci ha raccontato della situazione Elisa, studentessa, che da ormai tempo vive in un’abitazione provvisoria.

 

Elisa, qual è la situazione nelle zone terremotate e qual è la percezione su quello che lo stato ora sta facendo per voi?

Beh… La situazione nelle zone terremotate si può dire che sia quasi quella del 24 agosto 2016. Ad oggi ancora non dormiamo a casa e pare che tutti si siano dimenticati della situazione che stanno vivendo circa 140 comuni, senza contare quelli colpiti dal sisma del 2009 all’Aquila. È passato più di un decennio da uno e quasi quattro anni dall‘altro, la situazione non è cambiata in tutti questi anni. In questo periodo di quarantena si è spenta ancora di più la luce sui piccoli paesi colpiti dal terremoto, dove anziani che abitano da soli non hanno un posto dove i loro figli possano stargli vicini per via dei moduli abitativi troppi piccoli, e nessun aiuto concreto per loro, piccole attività che già senza quarantena facevano fatica ad andare avanti per via dei pochi abitanti, ora rimaste chiuse.

 

Cosa pensa la popolazione locale del virus?

Temiamo anche noi l’arrivo del virus in questa zona dato che le persone sono costrette a spostarsi per lavoro e la popolazione è in maggioranza anziana. Siamo estremamente vulnerabili a questo virus nelle nostre condizioni odierne. Se possiamo muoverci solo all’interno del comune come da decreto non possiamo trovare tutto quello che ci serve nel piccolo alimentare del paese, siamo costretti a spostarci, ma gli anziani hanno giustamente paura di muoversi troppo, e non hanno alcun servizio che li possa aiutare! L’ospedale più vicino è a 35km, e comunque ci risulta praticamente impossibile fare autoisolamento, le case sono troppo piccole e ravvicinate per permettere anche solo ad un membro della famiglia di non essere troppo a contatto con gli altri e quindi di non rischiare di infettarlo.

Si sa quando potrà tornare tutto alla normalità e potrete riavere una casa?

I tempi per la ricostruzione si dilatano sempre di più e sembra quasi di non vederne la fine. In più non si potrà parlare di ricostruzione fino a quando tutte le case inagibili non verranno demolite e le loro macerie portate via. La nostra casa è stata già demolita a febbraio dell’anno scorso, stiamo aspettando da mesi che ci venga dato il permesso di iniziare a ricostruirla ma la trafila burocratica è a dir poco lunghissima. Spero che le criticità di questa situazione aprano gli occhi a tutti gli italiani, perché questo a quanto pare è un paese che non ascolta le urla dei propri cittadini.

Cosa ne pensate della retorica di unità nazionale di questi giorni?

“Lo Stato ci aveva già lasciato in ginocchio, figuriamoci se arrivasse il virus anche qua. Scusatemi ma io non starò a cantare l’inno di Mameli dalla finestra o dalla veranda di quella che doveva essere un’abitazione provvisoria. L’inno di un paese che si è dimenticato dei suoi cittadini rimasti senza un tetto sopra la testa per colpa di un maledettissimo terremoto. Non credo neanche alla retorica dell’unità nazionale. Non stiamo e non staremo mai tutti sulla stessa barca, anche perché la nostra è già affondata 4 anni fa.”

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