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Gite scolastiche non rimborsate: le conseguenze della crisi pagate dagli studenti.

*di Matteo Battilani
Con il Decreto Legge del 2 Marzo 2020, il governo Conte-bis ha definito le modalità per il rimborso dei viaggi di istruzione che, come specifica il DPCM di appena due giorni dopo, sono stati tutti sospesi. Secondo il nuovo decreto le agenzie di viaggio potranno scegliere se rimborsare integralmente la somma versata o emettere un “voucher  di  pari  importo  da utilizzare entro un anno dall’emissione”. Secondo l’articolo 41 del Codice del turismo, il rimborso sarebbe dovuto avvenire regolarmente viste le  “circostanze inevitabili e straordinarie”, ma il Decreto Legislativo del 2 marzo non smentisce solo il Codice del Turismo e il Codice Civile [vedi art 1463], bensì anche le dichiarazioni pubbliche della ministra Azzolina che aveva garantito che il rimborso sarebbe arrivato regolarmente. Possiamo dire che il MIUR ha trovato un modo molto originale per permettere alle Aziende di non rimborsare un bel niente.

La differenza che passa fra l’emissione di un voucher e il rimborso “regolare”  è presto detta: una vacanza per una persona è difficilmente spendibile per uno studente e, anche nella circostanza in cui la scuola decidesse di utilizzare i voucher per mandare i ragazzi in gita l’anno dopo, non è detto che la famiglia possa/voglia rimandarlo, anche considerando le difficoltà economiche che stiamo attraversando e tutte quelle spese non scritte che comporta una gita scolastica. Il mancato rimborso rappresenta un danno molto grave per le numerose famiglie che in questa crisi fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, spesso in situazioni di precarietà lavorativa, in bilico fra la cassa integrazione e il licenziamento. 300 o 400€ sono una spesa consistente per una famiglia lavoratrice, un sacrificio che spesso si è disposti di fare solo per via del carattere formativo del viaggio, qualcosa in più di una semplice vacanza che non avrebbe lo stesso valore.

La scelta del governo di non rimborsare le gite va inserita in un quadro di misure che durante questa emergenza, anche a livello scolastico, sono volte a nascondere i problemi e non a risolverli. In questa maniera le agenzie di viaggio, che già saranno rimborsate per buona parte delle perdite dalle assicurazioni, non saranno messe in crisi, e allo stesso modo verranno aiutate le grandi imprese che beneficeranno di centinaia di miliardi di euro con il decreto liquidità. Di quei 750 miliardi neanche uno sarà utilizzato per l’emergenza scolastica, e dei 70 milioni per l’acquisto di “devices”, soldi che coprono meno di un decimo degli studenti in difficoltà, ce ne facciamo ben poco.

Le vittime di questa situazione e della futura crisi saranno le classi popolari per le quali l’accesso all’istruzione è sempre di più un lusso, anche le gite scolastiche infatti, che sono parte integrante della didattica, rappresentano un ulteriore barriera economica che si somma all’acquisto dei libri di testo e al contributo “volontario”. Di fronte a una crisi del genere i rimborsi dovrebbero essere garantiti integralmente: la necessità immediata dei soldi per le famiglie è un problema serio e non procrastinabile.

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