Home / Internazionale / Russia, una nuova Costituzione per rafforzare il potere della borghesia
costituzione-russa

Russia, una nuova Costituzione per rafforzare il potere della borghesia

 

*di Lorenzo Vagni

Lo scorso 15 gennaio, durante l’annuale discorso all’Assemblea Federale, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato una proposta di modifica della Costituzione della Federazione Russa, approvata l’11 marzo dalla Duma di Stato con 382 favorevoli, 44 astenuti e nessun contrario. Tra i vari emendamenti vi è una parziale riorganizzazione del sistema politico del paese, tra cui: il primato della Costituzione russa sul diritto internazionale; la ridefinizione dei poteri e dei procedimenti di nomina del Primo Ministro e del Presidente; la regolamentazione dei ruoli di altri organi statali; la definizione di alcuni “valori” riconosciuti dallo stato. La proposta di modifica alla Costituzione sarà oggetto di un referendum, inizialmente previsto per il 22 aprile, ma rimandato a causa dell’emergenza COVID-19 al 25 giugno. La consultazione si chiuderà il 1° luglio.

 

Il ruolo del Presidente e del Primo Ministro

Gli emendamenti alla Costituzione andranno anche a modificare la norma che impone il limite di due mandati consecutivi alla carica di Presidente, riducendo il limite a due mandati, anche non consecutivi. Questa modifica era stata motivata con la volontà di aprire a una transizione e una successione a Putin, al suo quarto mandato personale; tuttavia, al momento della votazione degli emendamenti è stata presentata, da Valentina Tereškova, un’ulteriore proposta, ossia l’azzeramento del conteggio dei mandati degli ex presidenti o dei presidenti in carica, dando di fatto la possibilità a Putin di ricoprire l’incarico fino al 2036.

A tale proposito la Tereškova, deputata di Russia Unita, il partito di Putin, che a seguito della proposta è stata oggetto di aspre critiche, al punto che in diverse città i cittadini hanno richiesto la revoca della dedica di strade e parchi o della cittadinanza onoraria all’ex cosmonauta, la quale ha definito i critici per il suo emendamento come «persone che non amano il paese».

La proposta della Tereškova non rappresenta certo un mossa individuale, ma era stata ideata da strateghi politici persino prima che entrasse in discussione la proposta di modifica costituzionale. L’idea di un azzeramento dei mandati presidenziali era entrata gradualmente in circolazione, introdotta nel dibattito dai mass media durante tutto il periodo di discussione della riforma, e la Tereškova è stata scelta esclusivamente come “volto” per presentare tale emendamento.

Contro l’emendamento vi è stata la dura presa di posizione del Fronte Russo Unito del Lavoro (ROT Front), la coalizione di cui fa parte il Partito Comunista Operaio Russo, membro dell’Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d’Europa (ICWPE):

«La dichiarazione della Tereškova secondo cui gli oppositori dell’emendamento non amano la Russia mostra molto bene l’essenza di ciò che sta accadendo nel paese, uno scivolamento verso la dittatura di destra, di cui una delle componenti caratteristiche è il leaderismo. Vediamo che in Russia c’è un rapido aumento della reazione, la politica dello stato sta diventando sempre più “di destra”. Polizia, censura, azioni di pogrom da parte di squadracce stanno diventando le principali modalità per mantenere il regime nel paese. Ora coloro che osano parlare negativamente del Presidente sono accusati di mancanza di patriottismo. Ora il paese inizia ad essere associato al Presidente, e il Presidente al paese. La situazione è salutare per la borghesia, per coloro della cui esistenza il Presidente in carica è divenuto il garante. Allo stesso tempo, l’essenza di classe dello stato e del governo è oscurata. Da una parte, il popolo lavoratore continuerà a fare affidamento sul Buon Re, le cui storie continueranno a essere trasmesse attraverso i media. Dall’altra, in caso di una dura crisi, alle masse viene data in pasto la falsa idea che il Presidente deve essere criticato per tutto, e tutto ciò che deve essere fatto è semplicemente cambiarlo con un nuovo, buon Presidente.»

Agli ex Presidenti, ossia attualmente Putin e Dmitrij Medvedev, sarà inoltre garantita l’immunità di Stato, la cui revoca sarà possibile solo per iniziativa della Duma di Stato o della Corte Suprema, rendendoli di fatto non giudicabili per vie legali.

I poteri del Presidente vengono ulteriormente accresciuti: esso rappresenta la Duma di Stato, nomina il Primo Ministro e può rimuovere varie cariche. In virtù della leadership esercitata sul governo, può presiedere alle riunioni governative. Infine il Presidente approva la struttura degli organi esecutivi federali proposta dal Primo Ministro e determina la struttura degli organi le cui attività vi faranno capo e quali organi saranno invece controllati dal governo.

Il potere del Primo Ministro viene ridotto: infatti il Primo Ministro ad oggi è responsabile nei confronti del Presidente per l’esercizio delle sue funzioni nel governo. La riforma prevede la modifica della procedura per la nomina dei ministri, che attualmente sono proposti dal Primo Ministro al Presidente, e che invece dovranno essere proposti alla Duma di Stato; tuttavia, la nomina dei candidati dovrà avvenire comunque tramite la firma del Presidente.

 

Altri organi statali

I giudici e i presidenti della Corte Costituzionale e della Corte Suprema potranno essere nominati e rimossi solo su proposta del Presidente, mentre ad oggi tale controllo non era previsto.

La riforma modifica profondamente i poteri del Consiglio della Federazione, la camera alta del potere legislativo, che non potrà più nominare i pubblici ministeri, ma solo condurre consultazioni sui candidati proposti dal Presidente. Il Consiglio della Federazione potrà però proporre la nomina dei capi degli organi esecutivi federali, inclusi vari ministri federali. Viene inoltre aumentato il numero dei membri del Consiglio della Federazione nominabili direttamente dal Presidente, viene introdotta la possibilità di nominarne membri a vita e viene aumentato il tempo di nomina da 5 a 6 anni.

La Duma di Stato non potrà respingere per più di due volte i candidati alla carica di ministro nominati dal Presidente: al terzo voto contrario se oltre un terzo dei membri del governo non sono stati nominati, la Duma di Stato viene sciolta.

Viene inoltre inserito in costituzione il ruolo del Consiglio di Stato, che finora rappresentava un comitato consultivo per il Presidente, istituito da Putin nel 2000. L’organismo, composto da presidenti e governatori dei soggetti federali e da figure nominate a propria discrezione dal Presidente, esprime pareri e proposte su temi in ambito istituzionale, economico e sociale: un esempio di tali proposte è stata quella, espressa nelle scorse settimane, di decriminalizzare il mancato pagamento degli stipendi da parte delle aziende, che attualmente prevede una condanna fino a 5 anni di reclusione, e di abolire le pene per alcuni tipi di reati economici, su richiesta dell’imprenditoria[1].

 

Diritto

La riforma aumenta i poteri della Corte Costituzionale, ed in particolare questa può impedire l’esecuzione della decisione di una corte straniera, internazionale o di arbitrato se questa impone obblighi alla Federazione Russa contrari alla legge nazionale. La Corte Costituzionale è inoltre obbligata, su richiesta del Presidente, a verificare la costituzionalità di una proposta di legge prima di essere firmata dal Presidente stesso.

Questa modifica fa sì che i cittadini russi illecitamente condannati in Russia non potranno più appellarsi ad organismi internazionali, quali ad esempio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Inoltre il numero dei componenti della Corte Costituzionale viene ridotto da 19 a 11.

 

Sociale

Vi sono poi alcune modifiche alla parte sociale della Costituzione. In particolare tra queste vi è l’inserimento della garanzia di un salario minimo pari al costo della vita; questa modifica rappresenta pura propaganda, in quanto già ad oggi il Codice del Lavoro della Federazione Russa prevede un compenso minimo definito su tutto il territorio della Federazione non inferiore al livello di sussistenza.

Viene stabilita la rivalutazione delle pensioni con cadenza annuale: anche in questo caso una legge del 2001[2] stabiliva già tale rivalutazione annualmente.

Viene sancito che lo stato garantisca supporto sociale mirato ai cittadini e rivalutazione dei benefici sociali. Questa affermazione, che in linea di principio potrebbe risultare corretta, nasconde però un’arbitrarietà di fondo nell’assegnazione del supporto sociale, come testimoniato dalle dichiarazioni di Vladimir Nazarov, direttore dell’Istituto di Ricerca Finanziaria del Ministero delle Finanze russo[3]:

«Non possiamo semplicemente dare soldi, ma dobbiamo capire chiaramente chi è povero e chi non lo è.»

Quello che formalmente potrebbe essere un principio corretto rischia quindi di diventare una presa in giro inquadrata nel processo di dismissione dello stato sociale in Russia.

 

I “valori” della Russia

Vi sono infine una serie di modifiche che vanno a sancire una serie di valori che Putin e le forze che lo sostengono hanno voluto esplicitare.

Una delle modifiche più rilevanti è l’inserimento di “Dio” nella Costituzione, in particolare nella frase:

«La Federazione Russa, unita da una storia millenaria, preservando la memoria degli antenati, i quali ci hanno trasmesso ideali e fede in Dio, così come la continuità nello sviluppo dello Stato russo, riconosce l’unità statale storicamente stabilita.»

La proposta di inserire la fede in Dio nella Costituzione era arrivata inizialmente dal Patriarca della Chiesa Ortodossa Russa Cirillo, ed è stata accolta per primo del deputato di Russia Unita Aleksandr Il’tjakov, il quale ha affermato che «non ci sono atei nel paese», dichiarando quale obiettivo «non costruire il paradiso in terra, ma prepararsi per la prossima vita»[4], come a dire che il popolo non dovrebbe ambire a conquistare condizioni di vita migliori, ma solamente sperare in un ipotetico “paradiso” dopo la morte. In seguito la proposta è stata fatta propria dal partito di Putin e la proposta di emendamento è stata approvata.

Quella appena citata non rappresenta l’unica proposta arrivata dalla Chiesa Ortodossa Russa: ad esempio l’arciprete ortodosso Dimitrij Smirnov, un alto prelato noto per le sue dichiarazioni vergognose contro l’ateismo («la vita di un ateo non ha senso. Un ateo coerente deve suicidarsi») e in favore del fondamentalismo islamico, aveva proposto nelle settimane precedenti una menzione del ruolo speciale del popolo russo in chiave etnonazionalistica[5]:

«È necessario scrivere che il popolo russo è il popolo che forma lo Stato. Diversi popoli vivono nel nostro paese da molti secoli. Ma non uno di questi popoli, sebbene abbiano partecipato alla creazione e al rafforzamento del nostro Stato e tutti i popoli abbiano servito altruisticamente ed eroicamente, ma solo i russi hanno l’istinto di creare lo stato. Questo è ciò che deve essere scritto. È vero. E qui non c’è risentimento né per i nostri fratelli tartari né per i calmucchi. È solo che il nostro impero, un sesto della terra durante il suo periodo di massimo splendore, è stato creato dai russi.»

Questa proposta arriva in una fase in cui il conflitto interetnico affiora non di rado in varie zone della Federazione Russa, e può rappresentare un potente impeto per il nazionalismo russo e la xenofobia, rafforzando nell’opinione pubblica l’idea di “popolo eletto”. Anche questa richiesta del clero è stata accolta da Putin e dal suo partito.

Viene aggiunta una dichiarazione secondo la quale la Russia «onora la memoria dei difensori della Patria, garantisce la protezione della verità storica». Questa affermazione riprende una recente dichiarazione di Vladimir Putin, il quale affermava che la Russia debba fare di tutto affinché la verità sugli eventi della Seconda Guerra Mondiale non venga dimenticata e che «non darà a nessuno l’opportunità di distorcere la storia al fine di raggiungere alcuni dei suoi immediati obiettivi politici immediati, danneggiare la memoria della nostra gente, la memoria dei nostri padri e nonni che hanno dato la vita nella lotta contro il nazismo»[6]. In realtà la celebrazione della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, o Grande Guerra Patriottica, come viene chiamato il conflitto nei territori dell’ex Unione Sovietica, viene inserita dalla borghesia russa in una cornice a proprio vantaggio, in cui elementi quali l’affermazione che si sarebbe trattato di una “vittoria di tutti“, o l’utilizzo di elementi culturali quali il “reggimento immortale“, servono a nascondere il carattere di classe del conflitto e la vittoria del sistema socialista, come peraltro denunciato dal Partito Comunista Operaio Russo.

Allo stesso tempo infatti vengono sostenute dal governo russo operazioni ideologiche in netto contrasto con la “verità storica” che afferma di voler difendere: alcuni esempi è stata la dedica di monumenti e altre onorificenze ad alleati e collaborazionisti fascisti, tra cui Carl Gustaf Mannerheim[7] (alleato finlandese di Hitler prima e durante la Seconda Guerra Mondiale), Pëtr Krasnov (generale cosacco che durante la guerra creò un corpo d’armata al servizio delle SS), Andrej Škuro (generale dell’Armata Bianca e collaborazionista durante la Seconda Guerra Mondiale), Helmuth von Pannwitz (generale della Wehrmacht e comandante delle truppe cosacche collaborazioniste), ma soprattutto Aleksandr Solženicyn, grande falsificatore della storia sovietica, attraverso falsa propaganda, come quella del “totalitarismo stalinista” e del cosiddetto “Arcipelago Gulag“. Allo stesso modo nel 2010 Putin attribuì all’URSS le responsabilità del massacro di Katyn’, assumendo del tutto la narrazione delle propaganda nazista e attribuendo le responsabilità del massacro al desiderio di vendetta personale di Stalin (in particolare, ricordando la partecipazione di Stalin alla sconfitta nella guerra sovietico-polacca nel 1920, affermò che «in primo luogo Stalin si sentiva personalmente responsabile per quella tragedia. In secondo luogo, ha commesso questa fucilazione sulla base di un sentimento di vendetta»[8]).

Viene poi specificato il fatto che il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna, e viene istituito l’obbligo per i figli di prendersi cura dei propri genitori.

Infine viene sancita la tutela dell’integrità territoriale della Russia e della sua sovranità, proibendo qualsiasi azione volta all’alienazione di territori, fatta eccezione per la delimitazione, demarcazione e ridemarcazione.

 

La successione dell’Unione Sovietica

Viene inserito nella Costituzione il seguente passaggio:

«La Federazione Russa è l’erede dell’URSS sul suo territorio, ma anche l’erede (continuatore per diritto) dell’URSS in relazione all’appartenenza alle organizzazioni internazionali, ai loro organi, alla partecipazione ai trattati internazionali, nonché in relazione agli obblighi previsti dai trattati internazionali e ai beni dell’URSS al di fuori del territorio della Federazione Russa.»

Ci si potrebbe chiedere come mai le forze di gestione del potere borghese in Russia vogliano formalizzare una simile dichiarazione, al punto da inserirla in Costituzione. Per meglio comprendere il perché di questa mossa può essere utile citare un episodio avvenuto negli scorsi mesi: nell’ambito di una controversia legale aperta da tre cittadine russe, nate al confino per una condanna inflitta ai genitori, le quali richiedevano un’abitazione a Mosca, dove le loro famiglie vivevano prima del confino, si è espresso il giudice della Corte Costituzionale Konstantin Aranovskij. Il giudice, a integrazione della sentenza della Corte, che ha dato ragione alle donne smentendo una sentenza delle autorità locali di Mosca, si è dichiarato d’accordo con la deliberazione, affermando[9] che «la Federazione Russa sostituisce uno Stato che è stato creato illegalmente sul suo territorio, il che la obbliga a fare i conti con le conseguenze delle sue attività, compresa la repressione politica». Secondo Aranovskij l’Unione Sovietica sarebbe stata una «formazione di potere illegale partito-Stato» su cui ricade una «colpa incommensurabile e imperdonabile». Ha affermato inoltre che «non è necessario idealizzare lo Stato russo, ma non c’è motivo di legarlo come successione ad un regime totalitario. Lo Stato russo non è stato istituito come una continuazione del potere comunista, ma nella ricostruzione dello stato sovrano con la sua rinascita sui principi costituzionali; è ricreato al posto del regime totalitario e contro di esso». A tale proposito, giustificò la concessione dei risarcimenti affermando che «non è necessario essere un successore e un seguace, ad esempio, di un piromane per spegnere gli incendi e salvare le vittime del fuoco con le loro proprietà. Anche l’ereditarietà del comunismo non è necessaria per correggere le conseguenze del male totalitario. La giustizia può essere ripristinata non solo per colpa, ma semplicemente per amore della legge, fede nella verità, responsabilità e misericordia», come a voler dire che nonostante la Russia non sia erede dell’URSS i risarcimenti venivano concessi per «misericordia» e non in quanto indennizzo per il danno causato dall’Unione Sovietica. Alle dichiarazioni di Aranovskij ha dato risposta Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, affermando che «questa è l’opinione personale di un membro della Corte Costituzionale, c’è le pratica di rendere pubbliche le proprie opinioni. Procediamo dal fatto che la Russia è de facto e de iure il successore legale dell’URSS»[10].

Seppur il sentimento anticomunista accomuni le parole di Aranovskij e le politiche di Putin, le autorità russe hanno in questa fase necessità di mantenere la successione dell’URSS da parte della Federazione Russa in quanto tale definizione consente alla Russia di mantenere ruoli di primo piano in varie organizzazioni internazionali (primo fra tutti quello di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed il relativo diritto di veto). Al contrario, il negare la successione all’Unione Sovietica aprirebbe inoltre una controversia circa l’appartenenza alla Federazione Russa di alcuni territori annessi dall’URSS, tra cui l’oblast’ di Kaliningrad, le isole Curili e la Carelia. L’emendamento viene quindi introdotto per impedire che dei giudici possano esprimere dichiarazioni troppo avventate sull’argomento.

 

Una costituzione ad uso e consumo della borghesia

La riforma costituzionale va nella direzione del rafforzamento del potere della borghesia russa. Il grande capitale si appresta ad effettuare un maggior controllo sull’emanazione delle leggi: infatti qualora determinate proposte di legge della Duma di Stato non andassero nella direzione degli interessi del capitale queste potranno essere stroncate sul nascere dalla Corte Costituzionale ancora prima di giungere alla verifica del Presidente. Il potere giudiziario diviene in definitiva ulteriormente controllato dal capitale.

L’azzeramento dei mandati presidenziali rende probabile la nomina di Vladimir Putin per il suo quinto mandato personale, fino ad un massimo di 10 anni. L’attuale Presidente russo rappresenta infatti la figura che esprime al meglio e difende gli interessi della classe capitalista russa in questa fase. La garanzia di una continuità istituzionale costituisce quindi un elemento a tutto vantaggio del padronato russo. Allo stesso modo il maggior controllo esercitato dal Presidente sull’azione del governo fa sì che il potere esecutivo, in aggiunta a quello giudiziario, sia posto sotto il pieno controllo del capitale.

D’altro canto la limitazione dei poteri della Duma di Stato e del Consiglio della Federazione permettono di concentrare anche il potere legislativo nelle mani del Presidente, che si appresta a diventare capo di una repubblica ultrapresidenziale.

Per quanto riguarda i “valori” sanciti dalla riforma, l’inserimento di Dio nella Costituzione rappresenta un passo indietro per la secolarità dello Stato e un passo avanti per l’oscurantismo religioso e per la clericalizzazione. L’emendamento si spiega nel seguente modo: l’associazione tra lo Stato e la Chiesa Ortodossa Russa, che rappresenta una parte importante dell’apparato della propaganda di sistema, mira a generare nei cittadini una maggiore accettazione del potere.

Dal fatto che la propaganda clericale sarà condotta con l’aiuto della Costituzione beneficeranno sia le autorità dello Stato borghese sia quelle religiose: infatti il riconoscimento costituzionale di Dio costituirà un motivo per la popolazione per frequentare le strutture religiose, che così potranno aumentare il numero di parrocchiani e, di conseguenza, di introiti, che potranno eventualmente andare in parte allo Stato; inoltre in un periodo di crisi politica e sociale i legami spirituali possono risultare utili alle élite, che potranno così condividere e consolidare al meglio il proprio potere e gestire più facilmente un popolo più obbediente e mansueto; infine, l’enfasi sulla spiritualità può rappresentare un vantaggio anche sul piano internazionale, in quanto l’attrazione culturale sui paesi in via di sviluppo da parte del principale paese rappresentante della religione ortodossa può rafforzare la posizione della borghesia russa sullo scenario internazionale, permettendo quindi al grande capitale nazionale di contendersi posizioni nell’oppressione dei popoli. Le classi dominanti hanno quindi tutto da guadagnare da un popolo lavoratore che anziché lottare per i suoi interessi creda alle menzogne della borghesia, sperando in una vita migliore dopo la morte.

Allo stesso modo la menzione della centralità del popolo russo è necessaria alle classi dominanti per contrapporre le differenti nazionalità, e distrarle dalla lotta contro il loro vero nemico, ossia il capitale. L’affermazione di valori di destra a scapito di quelli dell’internazionalismo e della giustizia sociale e il richiamo all’Impero vanno quindi nella direzione del rafforzamento del potere del capitale. Nella stessa direzione va il richiamo del tutto strumentale all’Unione Sovietica, che va di pari passo con il processo di desovietizzazione del paese. In tal senso, il richiamo all’URSS negli anni potrebbe non essere più utile alla borghesia russa per mantenere la stabilità del proprio potere.

 

Lo svolgimento del referendum

Il referendum, inizialmente previsto per il 22 aprile e rimandato a causa della pandemia di coronavirus, si svolgerà dal 25 giugno al 1° luglio, a cui ci si riferisce in Russia con “voto panrusso“, è stato convocato dal Comitato Elettorale Centrale secondo modalità controverse, contestate dal Partito Comunista della Federazione Russa[11], secondo cui è anomalo che la scheda referendaria preveda un singolo quesito “a favore” o “contro” per tutti gli emendamenti alla Costituzione, e non un quesito per approvare o rigettare ogni modifica.

Il governo, che mira ad ottenere un buon risultato e un’affluenza alle urne sufficientemente elevata da legittimarne l’azione, sta favorendo l’utilizzo del voto elettronico o postale (emblematico l’esempio dei dipendenti pubblici, a cui è stato raccomandato di votare online), sta mettendo a disposizione incentivi per chi andrà a votare, e sta promuovendo iniziative e programmi di premi per aumentare la partecipazione alla tornata referendaria.

 

La posizione dei comunisti russi

Sulla consultazione il ROT Front e il PCOR hanno assunto una posizione di boicottaggio della votazione, affermando che gli emendamenti alla Costituzione, così come la difesa della Costituzione voluta da Boris El’cin, la versione attualmente in vigore, non cambieranno in alcun caso le condizioni socio-economiche della classe lavoratrice, con il potere saldamente nelle mani della grande borghesia. Mentre un basso livello di affluenza costituirebbe una delegittimazione del risultato elettorale. A tale proposito l’Ufficio Politico del PCOR ha affermato circa il referendum[12]:

«Oggi Putin, successore di El’cin, scelto personalmente da lui, organizza il suo sondaggio secondo lo stesso schema di El’cin dopo il sanguinoso ottobre 1993, senza ammettere alternative o obiezioni. Cerca di legittimare la Costituzione eltsiniana (per conferirle un’apparenza di legalità e sostegno popolare), consolidare la dittatura di classe dei padroni di “fabbriche, giornali, navi” e il proprio potere personale. Allo stesso modo di El’cin, il presidente fa affidamento su questi padroni, su oligarchi e grande capitale. Non a caso, Putin ha affermato la necessità di stabilire nella Costituzione “la garanzia dell’impossibilità di una marcia indietro”. D’altronde, non c’è da stupirsi dato che lui stesso ha iniziato con il famoso slogan eltsiniano: “non ci sarà alcuna revisione della privatizzazione!” […] L’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PCOR ritiene che la tattica di boicottare il referendum imposto sugli emendamenti costituzionali e l’estensione incostituzionale di Putin sia l’opzione più appropriata. […] Il PCOR fa appello ai lavoratori del paese a sbarazzarsi delle illusioni parlamentari, di una cieca convinzione che attraverso il voto nella Russia moderna sia possibile ottenere un cambiamento del corso socio-economico nell’interesse della maggioranza dei cittadini e che sia possibile ottenere il trasferimento del potere nelle mani dei lavoratori.»

Il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), principale forza d’opposizione a livello elettorale, ha invece proposto in fase di discussione una serie di emendamenti volti ad integrare in senso progressista la costituzione preesistente. A seguito del respingimento di tali proposte di emendamento il partito ha invitato al voto contrario al referendum, dichiarando in un comunicato del Comitato Centrale che “la nuova edizione della costituzione rafforza il diktat presidenziale e consolida il dominio degli oligarchi”.

 

Fonti

 

[1] В Госсовете предложили отменить уголовное наказание за невыплату зарплаты, Rbc.ru, 17 febbraio 2020.

[2] Федеральный закон от 15.12.2001 N 166-ФЗ (ред. от 01.10.2019) “О государственном пенсионном обеспечении в Российской Федерации”, Consultant.ru.

[3] Мишустин пообещал переход на адресную социальную поддержку, Vedomosti.ru, 16 gennaio 2020.

[4] “Единоросс” поддержал упоминание Бога в Конституции: “Нужно готовить себя к последующей жизни”, Nakanune.ru, 3 febbraio 2020.

[5] Протоиерей Смирнов предложил отразить в Конституции особую роль русского народа, Interfax.ru, 9 febbraio 2020.

[6] Путин заявил о необходимости сохранения правды о Второй мировой войне, Iz.ru, 19 gennaio 2020.

[7] В Петербурге открыли памятную доску Маннергейму, Rbc.ru, 16 giugno 2016.

[8] Председатель Правительства Российской Федерации В.В.Путин и Премьер-министр Польши Д.Туск провели совместную пресс-конференцию, Premier.gov.ru, 7 aprile 2010.

[9] Судья КС отделил РФ от СССР, Kommersant.ru, 17 febbraio 2020.

[10] В Кремле прокомментировали слова судьи КС о правопреемстве СССР, Iz.ru, 17 febbraio 2020.

[11] http://www.idcommunism.com/2020/06/russia-we-will-not-vote-for-a-new-edition-of-yeltsin-constitution-says-cprf.html?m=1&fbclid=IwAR3BjLpTAHFkSu9dxa3QJUZugQzuLTd5gN0MsEhFRT6U6qXo08eg0-Bp1yo

[12] Не дадим себя дурачить!, Rkrp-rpk.ru, 13 aprile 2020.

Commenti Facebook

About Redazione Senza Tregua

Giornale ufficiale del Fronte della Gioventù Comunista

Check Also

GuerraTerrorismo

La “Guerra al terrorismo” e lo “Stato d’Emergenza”

La dittatura capitalista affina le armi per il controllo delle masse e la spartizione del …