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“Lacrime e sangue”: un libro che parla della nostra classe

di Giorgio Pica


 

L'autore, David Cacchione
L’autore, David Cacchione

Lacrime e sangue è la seconda fatica editoriale, dopo Una vita intera, di David Cacchione, noto tra l’altro per essere stato tra i fondatori della Banda Bassotti. L’autore in questo libro, come il primo edito da Red Star Press, si fa interprete di quella «voce che non è possibile far tacere» di cui si parla nel prologo, che è la voce degli ultimi, degli sfruttati. Ma la voce non può che articolarsi in parole, ed ecco che quindi sfogliando le pagine troviamo un riflettere e un ridefinire parole e concetti con cui abbiamo a che fare tutti i giorni.

Un lavoro di riconcettualizzazione e risemantizzazione che però avviene da una prospettiva, un punto di vista molto chiaro: il punto di vista anticapitalista della classe operaia, degli ultimi e di chi in questa vita non ha altro da perdere che le sue catene, per cui lotta per spezzarle. L’autore si fa così megafono di un sentire comune sulla base del proprio vissuto, delle proprie esperienze e dei propri incontri, come lui stesso confessa alla fine, dando vita a questa breve enciclopedia della classe operaia.

Il libro non segue un filo narrativo, si può aprire e iniziare a leggere dal primo capitolo che troviamo sott’occhio senza porci il problema della continuità logica: ciascuno di essi infatti è un colpo, un tentare e un cercare, in maniera autonoma, slegato dal capitolo precedente e da quello successivo. «Tentativo» è una parola usata dallo stesso autore per descrivere la sua opera nelle ultime righe: «Un umile tentativo di scrivere un punto di vista, che so per certo, non essere solo il mio. Cercando di centrare il bersaglio con centinaia di colpi erranti, che prima o poi, andranno a segno».

Ciascuno dei circa 160 piccoli capitoli è un’isola dove potersi fermare, leggere, rileggere e riflettere a propria volta su quanto in questione. È un luogo di confronto con l’autore e scontro con l’esistente, che spesso ci restituisce invece punti di vista opposti. Nozioni come quella di “povertà” sono rilette alla luce delle loro cause e dei loro colpevoli, da un’ottica anticapitalista che va alla radice delle cose. Per questo il libro di David Cacchione permette, soprattutto a chi non ha mai avuto l’occasione di confrontarsi con prospettive alternative, di aprire nuove porte concettuali, di aprirsi a nuovi spunti e riflessioni, di andare oltre il significato comune di parole con cui abbiamo un rapporto quotidiano.

È qui il punto centrale, ridefinire la quotidianità e ordinarietà delle nostre parole alla luce della straordinarietà di una storia, quella del movimento operaio, che diventa la chiave di interpretazione della realtà, nuovo alfabeto dei nostri discorsi. Tutto in questo libro rientra in questa ricalibrazione di punti di vista, a partire banalmente dalla data di pubblicazione, ovvero il 25 aprile di quest’anno, scelta appunto non a caso. Ma definire significa sempre limitare, porre dei confini, costruire barricate, concettuali in questo caso, ma nella storia ne abbiamo conosciute anche di diverso tipo.

Definire però è anche dare forma al mondo, permetterci di vedere le cose dando la giusta focalità all’esperienza quotidiana per darci la possibilità di agire concretamente. Qui queste definizioni, queste barriere, separano chiaramente chi sfrutta e chi è sfruttato, per cui l’invito dell’autore è quello di prendere finalmente posizione in questa lotta eterna che è lotta di classi. Perché in fondo, come disse qualcuno, «chi non sta da una parte o dall’altra della barricata è la barricata».

Copertina del libro, particolare dal quadro "Classe operaia" di Federica Vasselli, progetto grafico di Fabrizio de Finis
Copertina del libro, particolare dal quadro “Classe operaia” di Federica Vasselli, progetto grafico di Fabrizio de Finis
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