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Rientro a scuola: un disastro preannunciato

a cura della Commissione scuola del FGC

Con la data del 13 settembre inizia l’anno scolastico 2021-2022 in diverse regioni italiane, inaugurando il terzo anno di convivenza con il Covid nel mondo della scuola pubblica. Il governo, che risponde al ministro Bianchi per quanto riguarda l’istruzione, procede in continuità con la strategia adottata nei precedenti anni, senza nessun serio piano di investimenti per affrontare i problemi che investono le scuole pubbliche e che con la pandemia sono andati acuendosi sono acuiti. I sindacati confederali, CGIL, CISL e UIL, hanno firmato i protocolli di sicurezza proposti dal ministero che sembrano rimanere esattamente gli stessi dell’anno precedente. Un dato preoccupante se si pensa che, dati alla mano, possiamo denunciare la presenza di 13.410 focolai durante l’anno scolastico 2020-2021. Infatti, sono stati circa 216.000 gli studenti contagiati e più di 1.4 milioni quelli posti in quarantena (alla faccia della sicurezza totale rivendicata dal ministro). Sul settore trasporti resta un grande punto interrogativo, mentre a riguardo delle infrastrutture il Ministero afferma che soltanto una piccola percentuale di esse sia effettivamente sovraffollata, ignorando volutamente la situazione dei plessi pubblici, non solo dal punto di vista strutturale, ma anche dal lato della vivibilità.

Le classi pollaio sono sparite?

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Il ministro Bianchi ha recentemente dichiarato “solo il 3% delle classi è sovraffollata”. Le classi pollaio, denunciate a gran voce da studenti e professori l’anno scorso, a quanto pare sono solo un’invenzione fantasiosa. Gli studenti quindi hanno sbagliato a scendere in piazza lo scorso autunno per conquistare maggiori spazi e sicurezza a scuola? Andiamo a vedere la questione più da vicino. In primo luogo, la percentuale presentata dal ministro viene fornita senza un qualsiasi tipo di rapporto serio, che dichiari come sono stati raccolti questi dati. Se questi dati provenissero dai rapporti dei presidi risulterebbe abbastanza naturale una minimizzazione del problema delle classi pollaio per poter aumentare il numero di iscritti nella scuola. Ma anche se il dato presentato fosse realistico, cos’è una classe pollaio per il ministero? Un’aula è considerata sovraffollata dal momento in cui ci sono più di 27 studenti in 52,9 metri quadri, praticamente quando ogni studente ha meno di due metri quadri a disposizione. Se prendiamo in considerazione la presenza di una cattedra nell’aula, di vie di fuga sufficientemente larghe e di banchi di dimensioni minime (80cmx80cm) il risultato è stupefacente. Far entrare 27 studenti in una classe di quelle dimensione, per 6 ore al giorno, risulta essere una bella sfida, sicuramente affrontabile, tanto che migliaia di studenti ogni giorno si confrontano con questo problema, a condizione di accettare spazi ridotti, ricambio d’aria limitato e una qualità della didattica fortemente intaccata. Insomma per il ministro Bianchi, fin tanto che non ci troviamo letteralmente in un allevamento di polli in batteria, non dovremmo preoccuparci eccessivamente. Non stupisce che i contagi nelle scuole risultino essere così elevati nonostante gli scaglionamenti e la didattica a distanza.

Green pass obbligatorio a scuola

Quest’anno, però, la mancanza di provvedimenti per diminuire il sovraffollamento nelle aule è giustificato dalla campagna di vaccinazione. Il nuovo protocollo di sicurezza sottende proprio questa argomentazione, ossia che grazie alla vaccinazione non servono ulteriori misure per la tutela della salute. Per questo il Green pass dal primo settembre è diventato requisito per entrare in spazi scolastici e universitari per il personale scolastico, universitario e per gli studenti universitari. Per il momento non è requisito per gli studenti delle scuole superiori. I lavoratori della scuola che non hanno il Green pass verranno sospesi e il loro stipendio verrà bloccato.

L’efficacia e l’utilità della vaccinazione è stata ampiamente dimostrata, ma, come diversi studi e virologi hanno messo in luce nell’ultimo periodo, al fine di limitare i contagi e la diffusione di varianti, è comunque necessario mantenere, se non rafforzare, le misure per lottare contro il covid, come la permanenza di forme di distanziamento sociale. Se si pensa che milioni di studenti non hanno ancora accesso al vaccino e che il covid si diffonde sempre di più negli strati giovani della popolazione, risulta assurdo il fatto che non vengano implementate ulteriori misure per la sicurezza e il distanziamento.

La questione del Green Pass non può essere affrontata con un approccio tifoso, nè in un campo nè nell’altro, e, anzi, il dibattito pro o contro la vaccinazione risulta essere funzionale alla propaganda governativa che si deresponsabilizza demandando ai singoli individui la responsabilità di vaccinarsi. In poche parole il Governo, al posto di farsi carico di misure serie per la tutela della sanità pubblica, garantendo ad esempio immediato accesso al vaccino a tutta la popolazione e implementando un efficace e gratuito tracciamento dei contagi, ha deciso, senza neanche predisporre un’efficace campagna di informazione, di individuare come esclusivi responsabili dei contagi chi non si vaccina. Lungi dal difendere il fenomeno no-vax che si innesta su tesi anti-scientifiche, si tratta di comprendere come l’esecutivo Draghi stia affrontando la questione.

La polarizzazione del dibattito in merito al Green pass diventa funzionale a nascondere le gravi responsabilità del governo nel fallimento della campagna di vaccinazione e nel disastro delle gestione pandemica che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di contagiati. Il Green Pass obbligatorio a scuola non è tanto utile a tutelare la salute collettiva, quanto è funzionale a evitare investimenti contro il sovraffollamento scolastico, a misure per la tutela della salute pubblica, investimenti necessari per garantire la salubrità dei locali scolastici e la qualità della didattica. Una bella presa in giro nei confronti delle mobilitazioni studentesche che lo scorso anno rivendicavano classi da 15 studenti, nuovi spazi scolastici e un trasporto pubblico efficiente e gratuito.

Un scuola sempre più di classe

Di fronte alla realtà quotidiana che vivono gli studenti come la mancanza di sicurezza, la didattica in spazi fatiscenti, la carenza di personale, le classi pollaio e la dispersione scolastica, il governo se ne lava le mani e legittima queste situazioni, affermando nel nuovo protocollo per la sicurezza che le scuole che non possono garantire la distanza di un metro tra bocca e bocca si dovranno adattare, mentre dovranno procurarsi coi propri fondi tutto il materiale per assicurare la sicurezza all’interno degli istituti. A essere penalizzate da questa decisione saranno in primo luogo le scuole di periferia, che negli ultimi anni sono già state duramente colpite dai tagli all’istruzione e dalla diminuzione dei servizi. In questo modo si rafforza il gap tra scuole cosiddette di “serie A” e scuole di “serie B” lasciate a loro stesse.

Gli studenti delle scuole di periferia e delle classi popolari sono stati già schiacciati dall’assoluto classismo della didattica a distanza, obbligati a seguire scuola la didattica coi propri mezzi e all’interno della propria casa, con tutti i numerosissimi problemi che ciò comporta (assenza di dispositivi, connessioni scarse o assenti, spazi minimi o condizioni familiari complesse in diversi casi), con un forte impatto in termini di aumento della dispersione scolastica. Come ha messo in luce il rapporto INVALSI di quest’estate, sono stati gli studenti provenienti dalle fasce economiche più basse a subire maggiormente il peso degli effetti della dequalificazione della didattica durante la pandemia. Non è un caso che questi dati vadano a braccetto con l’aumento significativo dei costi per andare a scuola. Secondo Codacons l’aumento per quest’anno scolastico è del 3,5% con 1130 euro medi di spesa a famiglia.

Un nuovo anno scolastico è alle porte, ma grandi incognite rimangono. Se questo anno scolastico verrà svolto completamente in presenza, oppure si dovrà tornare in didattica a distanza, o, peggio si assisterà ad un nuovo aumento dei contagi. Il Governo Draghi ha deciso di seguire la strada già tracciata dal precedente governo Conte e del ministro Azzolina, un modello fallimentare il cui prezzo verrà pagato in primis gli studenti delle classi popolari.

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