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Manifestazione a Corigliano contro il bando dei rifiuti

Di Pierpaolo Mosaico

Sabato 22 Marzo, mentre a Latina sfilava un grande corteo contro tutte le mafie, a Corigliano Calabro (Cosenza) la popolazione è scesa in piazza, compatta per la prima volta dopo molti anni, per ribadire la sua contrarietà all’ultimo bando emesso dalla regione per risolvere l’emergenza rifiuti. Il corteo è stato capeggiato da uno striscione che dimostrava l’unità della città proprio con lo slogan “IL PORTO NON SI SVENDE, CORIGLIANO NON SI ARRENDE”. Per comprendere questa giornata dobbiamo andare indietro per analizzare la situazione emergenziale in cui riversa la Calabria.

Nel ’97 la gestione dei rifiuti in Calabria è stata definita dalla Commissione Parlamentare antimafia come affaristico-mafiosa e quindi (essendo in emergenza) doveva essere amministrata da un commissario super partes. Fino all’anno scorso (anno in cui termina il commissariamento) i commissari che si sono susseguiti sono stati scelti tra i più legati ai vecchi responsabili dell’emergenza, alla faccia dell’imparzialità! In questi 16 anni di emergenza sono stati spesi 2miliardi di euro che sono serviti a finanziare misure tampone che non hanno assolutamente risolto il problema, anzi.

La classe dirigente calabrese in queste condizioni decide così di emanare un bando di 90 milioni di euro (senza consultare le amministrazioni comunali o i cittadini) che prevede il transito (ogni giorno) di 750 tonnellate di rifiuti provenienti da 36 comuni nella discarica di Bucita (Rossano Calabro), già sequestrata per disastro ambientale, che poi saranno mandati nel Porto di Corigliano Calabro e infine dovrebbero (e sottolineo dovrebbero) essere spediti in Olanda. Ecco, da qui parte la protesta dei cittadini della costa sibarita che al grido di “NOI NON SIAMO LA COSTA DELLA MONNEZZA, VOI SIETE LA COSCA DELLA MONNEZZA” si stanno opponendo alla trasformazione della Sibaritide in una grande discarica a cielo aperto.

I cittadini di Bucita hanno indetto un presidio vicino la discarica per evitare il transito dei camion che avrebbero dovuto trasportare i rifiuti, salvando in questo modo il loro territorio. Quelli coriglianesi invece hanno costituito un comitato in difesa dell’ambiente che, dopo molte assemblee, è riuscito a creare una grande mobilitazione di protesta per rimarcare la volontà popolare contro questo bando che è un’altra misura tampone che causerebbe seri problemi di inquinamento nella zona. La Calabria è tra le regioni più povere d’Italia, dove chi ha bisogno di cure sanitarie va in un’altra regione, dove una scuola su tre non è a norma, dove i treni si scontrano perché è presente solo una rete ferroviaria, dove la disoccupazione giovanile è ai livelli greci.

Questi 2 miliardi di euro spesi in 16 anni sarebbero potuti essere usati per finanziare le spese pubbliche e invece sono finiti nelle tasche di chi ancora oggi continua a sfruttare questa terra. L’emergenza calabrese può essere la dimostrazione di come le aziende private che gestiscono il ciclo dei rifiuti riescano ad influire nelle politiche del governo regionale per assicurarsi i propri guadagni a tal punto da mettere sotto i piedi la volontà popolare, la ricchezza e la salute di un territorio.

Come Fronte della Gioventù Comunista partecipiamo attivamente nei comitati ambientali, consapevoli che questa “lotta ecologica” contro il bando vada estesa ad una battaglia per la gestione pubblica del ciclo dei rifiuti (con conseguente raccolta differenziata). In Calabria sono molte le proteste contro questa situazione e sono la dimostrazione della volontà di non abbassare la testa a un sistema che mette il profitto al primo posto!

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