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Caro scuola. L’istruzione in Italia è sempre più di classe

di Cristina Gaudio


 

Si ritorna a scuola e anche quest’anno, come di consueto, una delle maggiori preoccupazioni per migliaia di famiglie in Italia è l’acquisto del materiale scolastico per i propri figli. Da anni ormai i costi dei libri di testo e non solo sono in crescita costante, ma quest’anno insieme all’aumento del carovita generalizzato, in tutto il settore si sono raggiunti prezzi veramente inaccessibili.

Per quanto riguarda il corredo scolastico, le ultime stime parlano di un aumento del +6,2% dei prezzi rispetto allo scorso anno, che porta ad una spesa media di 606,80 euro per studente. Ciò significa che una famiglia con due figli in età scolastica, si troverà obbligata a spendere più di 1200 euro per comprare diari, zaini, astucci e vari articoli di cancelleria, i cui costi sono lievitati visti i rincari sulle materie prime e sulle produzioni.

Se già questa spesa risulta essere particolarmente dispendiosa e di difficile gestione, vi è poi da considerare in aggiunta un ulteriore enorme esborso economico con il quale tutti gli studenti e le loro famiglie sono costretti ad interfacciarsi ogni anno: l’acquisto dei libri di testo. Nonostante il Ministero dell’Istruzione abbia stabilito un tetto massimo per la spesa dei libri scolastici, che già di per sè risulta essere molto elevato, questo limite in moltissime scuole italiane non viene comunque rispettato. Basti pensare che il tetto ammonta a 294 euro per il primo anno delle medie, mentre per le superiori la cifra, che varia a seconda dell’indirizzo di studi, si aggira intorno ai 300 euro, raggiungendo il valore massimo per i licei classici con 335 euro per il primo anno e 382 per il terzo, mentre da una recente indagine emerge che le famiglie nel 2023 spenderanno in media 322 euro per i libri delle scuole medie e 501 euro per le scuole superiori di secondo grado.

A questa spesa deve essere poi sommata quella per eventuali dizionari (italiano, inglese, latino, greco, etc.), arrivando a toccare cifre del tutto inaccessibili per le famiglie, già alle strette con il carovita che che grava sulle tasche sempre più vuote dei lavoratori. Si stima, infatti, che uno studente di prima media spenderà in media 1095,20 euro per comprare corredo scolastico, libri di testo e due dizionari; e che uno studente di primo liceo arriverà a spendere 1302,60 euro contando l’acquisto di quattro dizionari. È possibile tentare di risparmiare acquistando libri di seconda mano, ma anche questo sta diventando sempre più difficile, in quanto la maggior parte delle case editrici tende ad “aggiornare” le edizioni dei libri ogni due o tre anni ormai e, nonostante le modifiche all’interno dei testi siano quasi impercettibili, si incentivano le scuole a consigliare l’acquisto agli studenti delle edizioni “nuove”.

Teoricamente, le famiglie che si trovano in situazioni economiche “sfavorevoli”, dovrebbero essere supportate in questo senso tramite i “buoni libro”, stanziati ogni anno dalle istituzioni regionali in base ad una determinata fascia di reddito ISEE. Rispetto al notevole aumento dei prezzi però questa misura appare del tutto insufficiente: sono molte le regioni, infatti, che hanno stabilito un tetto ISEE per l’assegnazione del buono libri totalmente inadeguato, prime fra tutte la Calabria, dove il buono verrà fornito solamente alle famiglie che non superano i 6000 euro di ISEE. Un limite che fa perdere a questa misura il suo reale valore, in quanto va a coprire una fascia della popolazione troppo ristretta, e non fa nient’altro che rimarcare la totale assenza di volontà da parte del Governo e delle amministrazioni regionali nel sostenere la piena accessibilità all’istruzione per gli studenti degli strati popolari.

Materiale scolastico, libri di testo, dizionari, ma le spese non finiscono qui. Tra gli ulteriori oneri da dover considerare per chi ha un figlio che va a scuola ci sono sicuramente anche quelli per i mezzi di trasporto, con abbonamenti annui che anche per brevi tratte interurbane raggiungono prezzi salatissimi. Le maggiori difficoltà in questo ambito si riscontrano soprattutto per raggiungere i centri abitati dalla provincia o dalle periferie, sia per la poca disponibilità di mezzi a disposizione, dovuti ai tagli al servizio di trasporto pubblico, sia per gli aumenti costanti per il costo dei biglietti e degli abbonamenti. Si arrivano a sborsare fino a centinaia di euro al mese per viaggiare fino a scuola e anche in questo caso, bonus e sconti non sono sufficienti per garantire l’accessibilità a tutti gli studenti.

In particolar modo per la scuola dell’infanzia e la primaria, ma questo discorso potrebbe benissimo essere applicato anche all’università, deve poi essere considerata anche un’altra variabile: i costi delle mense. Molti genitori, infatti, costretti a svolgere turni di lavoro che non prevedono una pausa pranzo o comunque non danno loro la possibilità di ritornare a casa e mangiare insieme ai propri figli, spesso decidono di scegliere scuole con il tempo continuato, che garantiscono il servizio mensa. Pure in questo caso però i prezzi sono molto alti, la stima media è di 4 euro per ogni pasto, arrivando a spendere in un anno circa 750 euro all’anno.

Non è assolutamente concepibile che in un paese in cui l’istruzione dovrebbe essere gratuita e accessibile a tutti venga richiesto alle famiglie di sostenere costi così alti per mandare i propri figli a scuola, specialmente in un periodo come quello che stiamo vivendo oggi, nel quale la disoccupazione raggiunge tassi elevatissimi. l’Italia, infatti, è il secondo paese in Europa con il più basso tasso di occupazione. In questo contesto, già di per sè drammatico, si aggiunge anche il peso delle politiche del governo Meloni, che decide di abolire il Reddito di Cittadinanza senza dare soluzione alcuna a centinaia di migliaia di famiglie che si trovano nella disperazione più totale, senza lavoro o con salari da fame, che come abbiamo visto in molti casi non riescono nemmeno a garantire l’acquisto di materiale scolastico di base.

È evidente che il modello di istruzione per l’attuale governo di destra, continuando sulla linea tracciata anche dai precedenti governi, sia quello classista, che di fatto esclude migliaia di studenti proletari dalle scuole. L’abbandono scolastico e la povertà educativa si avvertono nella nostra società e sono figli di un sistema scolastico che mira ad escludere gli studenti degli strati popolari, salvo poi applicare campagne spot, come abbiamo visto nelle scorse settimane, per “ripristinare l’ordine” e dare risposte di facciata, ancora più securitarie e repressive, a problemi sociali molto gravi che invece avrebbero bisogno di soluzioni strutturali.

Al progetto di trasformare le scuole in vere e proprie aziende, differenziandole in scuole di scuole di serie A e scuole di serie B, noi dobbiamo rispondere con l’organizzazione degli studenti in lotta per un’istruzione gratuita e di qualità. Non è possibile spendere migliaia di euro all’anno per andare a scuola, non possiamo più restare indifferenti di fronte a tassi di abbandono scolastici altissimi, oppure verso tagli miliardari all’istruzione mentre aumentano le spese per gli armamenti.

Dobbiamo organizzarci e lottare contro questo sistema scolastico classista e sempre più piegato agli interessi delle aziende, contro il governo Meloni e le sue politiche reazionarie e antipopolari, per una scuola realmente gratuita di qualità e accessibile a tutti.

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