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I videogiochi: nuova frontiera della propaganda anticomunista.

da tintaroja.es (traduzione a cura della redazione di Senza Tregua)

Siamo cresciuti con un cinema totalmente dominato da Hollywood, utilizzato come propaganda per le nuove generazioni. Non ci sorprendono i film americani che banalizzano e normalizzano l’intervento e la violenza imperialista al servizio del grande capitale. Tuttavia, stiamo assistendo a un aumento della propaganda ideologica nei videogiochi, sempre più anticomunisti e filo imperialisti.

Possiamo iniziare con la saga di Tropico che fa una caricatura (presumibilmente umoristica) di Cuba, nella quale un onnipotente “Presidente” manipola a suo piacimento la corrotta e militarizzata isola. Il giocatore deve soddisfare costantemente i desideri della capricciosa URSS e nel caso contrario l’Armata Rossa invade l’isola ed il gioco finisce.  Un altro gioco: Ghost Recon: Island Thunder è ambientata dopo la morte di Fidel Castro e il paese si prepara a la controrivoluzione con l’appoggio delle Nazioni Unite e un gruppo di ribelli (sostenitori di Fidel) che non sono disposti a permetterlo.  Continuando con Cuba, non possiamo dimenticare l’episodio di Call of Duty: Black Ops nel quale il giocatore è inviato ad uccidere Fidel Castro dopo un assalto di successo alla Baia dei Porci. Ma non è tutto, quando arriviamo nella sua abitazione Fidel sta con una prostituta che utilizza come scudo umano per pararsi dai proiettili. Quanto alla fine riusciamo nell’obiettivo inizia una sequenza idealizzata della morte di Fidel che mostra il proiettile a rallentatore che entra nel suo cranio.

In World in Conflict e Freedom Fighters abbiamo un argomento modellato ad arte: sul finire degli anni ’80 l’URSS conquista l’Europa improvvisamente e si prepara ad attaccare gli Stati Uniti, che il giocatore deve difendere eroicamente. L’argomento di Red Alert è simile: la Germania nazista non esiste e all’inizio degli anni ’50 l’URSS avanza per il controllo dell’Europa spingendo quasi a pensare: “al meno il Terzo Reich frenò un po’ i comunisti”. La nostra missione come parte degli alleati è sconfiggere i sovietici e  stabilire un governo fantoccio nominando Alexander Romanov (discendente immaginario dello Zar Nicola II) come Segretario Generale del PCUS.  Il grande capitale si pone nuovamente dalla parte della reazione nella delirante trama di Sniper Elite (1 e 2) che ha come protagonista un agente inviato dall’OSS (antenato della CIA) a Berlino nel 1945, ma sorprendentemente non per lottare contro l’esercito nazista, dato che la sua missione è di infiltrarsi nell’esercito nazista per combattere i sovietici e ritardare il loro ingresso nella capitale tedesca, consentendo agli Stati Uniti di entrare per primi a Berlino. Altri giochi che possiamo considerare antisovietici sono Papers Please, 1953: KGB Unleashed, You are empty y Cold War. Tutti trasmettono un’immagine scura, triste, repressiva della vita nell’Unione Sovietica.

In Nuclear Strike “Kym” leader nordcoreano invita tutti i leader mondiali a una conferenza per la pace mondiale con l’intento di sequestrarli. La nostra missione è quella di infiltrarci con un elicottero e riprenderli. Lo Stadio Primo Maggio esplode subito dopo che ritiriamo i diplomatici internazionali. La Corea del Nord accusa le forze Usa nel sud di essere responsabili dellìesplosione, provocando la ripresa della guerra nella quale noi giocatori sosteniamo la “United States Forces Korea” naturalmente. Continando con la Corea arriviamo a Homefront. Dopo l’avvento al potere di Kim Jong Un, la Corea si riunifica sotto l’ideologia Juche. La “Grande Repubblica di Corea” attacca e occupa il Giappone e successivamente gli Stati Uniti. Il gioco è ambientato nel 2027 ed il giocatore è membro della resistenza nordamericana dopo due anni dall’attacco e con l’occupazione piuttosto consolidata.

Merita una menzione speciale Company of Heroes 2, della nota saga di giochi di strategia della Seconda Guerra Mondiale. Nella campagna si mostra l’esercito sovietico come un’orda di selvaggi (e codardi a volta) senza nessuna preparazione e male equipaggiati che affronta il nemico per semplice paura di indietreggiare, poiché dietro ciascuna linea di attacco ci sono file di pistole pronte a sparare a coloro che retrocedono e agli ordini di malvagi commissari politici. In Russia ne è stata interrotta la distribuzione lo scorso inverno, dopo le critiche pesanti (e la raccolta di 20.000 firme) essendo stato considerato una offesa che perpetra miti della propaganda nazista. Allo stesso tempo è servito perché l’oligarchia russa comprendesse la componente politica di queste produzioni e decidesse di designare al Ministero della Cultura una commissione per la creazione di “videogiochi storici che esaltino il patriottismo”. Il primo titolo vedrà la luce nel 2014 e glorificherà episodi che vedono come protagonista l’aviazione zarista nella Prima Guerra Mondiale.

Ma forse il caso più famoso di videogiochi come propaganda istituzionalizzata furono gli America’s Army, prodotti direttamente dall’esercito statunitense e scaricabili direttamente sul suo sito web. Lanciati nel 2002 per attrarre i giovani tra i 16 e i 24 anni ad arruolarsi, consistono in una simulazione della vita di una recluta da che entra nell’ufficio di reclutamento a quanto viene inviato a combattere in missione (in Medio Oriente chiaramente), passando per tutte le prove, includendo campi di tiro e persino lezioni di teoria e test a scelta multipla. E tutto condito con link che sono costantemente diretti al sito web dell’esercito. Questi trucchi si sono tradotti in un aumento dei giovani arruolati che equivale al resto dei metodi di propaganda combinati assieme. La spesa di 33 milioni per American’s Army si è rivelato il migliore investimento da decenni per l’esercito statunitense: il 30% degli utenti ha ammesso di avere un’immagine migliore delle sue forze armate, e il 20% delle nuove reclute è un giocatore abituale.

La Cina come avamposto del futuro “Blocco B” dell’imperialismo ha risposto con The Glorious Mission. Quasi una copia perfetta di Army America, conta 300 milioni di giocatori che si avvicinano alla vita militare. Recentemente si è aggiunta la possibilità di combattere contro il Giappone nella disputa per le isole Diaoyu.

E non c’è neutralità in questa materia. Come per i film, i grandi studi di videogiochi, essendo imprese private, stanno dalla parte del grande capitale ed è compito dei comunisti, in questi giorni in cui si venderanno milioni di copie, sottolineare che questi giochi sono meri strumenti di indottrinamento anticomunista e dei diversi imperialismi.

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