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La resistenza antifascista tra Massa e Viareggio

* di Daniele Bergamini

La resistenza Versiliese affonda le sue radici nel primo dopoguerra: durante il biennio rosso a Viareggio nacque una comune a seguito delle grandi proteste dei viareggini contro l’omicidio di Augusto Morganti durante una rissa per una partita di calcio tra Viareggio e la Lucchese. In pochi giorni la comune venne repressa con l’azione dello squadrismo e della Marina Regia (non senza ammutinamenti).

Nel 1921 vennero uccisi i compagni Pietro Nieri ed Enrico Paolini dagli squadristi fascisti che nonostante le fazioni si erano accordate per non usare le armi, uccisero in piazza i due militanti comunisti. Questi episodi fecero subito capire ai versiliesi la natura del fascismo, una forza antioperaia che avrebbe di lì a vent’anni causato una guerra….

Durante il ventennio vi furono intellettuali e lavoratori che a Viareggio e Massa operarono in clandestinità, facendo propaganda e studio del marxismo. Degni di nota furono Giuseppe Antonini, Tristano Zekanowsky, Gino Menconi, Mario Tobino e tanti altri, quasi tutti comunisti.

I primi fuochi di resistenza

 

La guerra in Italia si manifesta inizialmente con la penuria di beni di prima necessità e dappertutto scoppia il malcontento dopo le sconfitte sul fronte sovietico e africano; gli scioperi del 5 marzo avvengono un mese dopo la vittoria di Stalingrado e anche se a Viareggio e Massa non si verificarono gli scioperi, i militanti comunisti locali riescono a svolgere la propaganda clandestina nei luoghi di lavoro preparando così il terreno per i mesi successivi: il clima in Toscana infatti si incendierà tra luglio e settembre, quando la caduta del regime lascia maggiore spazio di manovra ai gruppi antifascisti e alle rivolte popolari.

A Viareggio e a Massa vi furono manifestazioni di giubilo per la caduta del fascismo, ma tale felicità venne resa effimera dai provvedimenti speciali badogliani (i soldati per esempio potevano sparare a vista) e dall’arrivo dei tedeschi.

Già il 5 settembre i tedeschi erano scesi dalle Alpi occupando importanti linee di comunicazione, tra Viareggio, Lucca e Livorno, mentre contestualmente iniziarono i bombardamenti alleati a La Spezia e Livorno.

I nazisti occuparono il municipio viareggino coi carri armati, e fecero sgombrare i quartieri litoranei della città dalla popolazione a fine ottobre mentre i repubblichini sfogavano la loro violenza (rastrellamenti, torture, sevizie e assassinii) anche a chi, ad esempio, comunicava coi prigionieri di guerra e gli internati.

I primi CLN pienamente operanti sorsero a settembre e i partigiani operarono soprattutto sulle Alpi Apuane, dove si trovava la Linea Gotica, che arrivava fino a Forte dei Marmi (comune costiero tra Massa e Viareggio), e nell’immediato entroterra della costa.

A Seravezza (vicino a Massa) Gino Lombardi organizzò i Cacciatori delle Apuane e fu anche uno dei primi iscritti nella zona al Fronte della Gioventù: in un primo momento le azioni riguardarono soprattutto sabotaggi contro le linee di comunicazione e successivamente, acquisendo sempre più esperienza e coscienza rivoluzionaria anche contro obbiettivi militari.

I Cacciatori della Apuane facevano parte della Brigate Garibaldi e furono la prima formazione partigiana operativa in Versilia, i membri della formazione si distingueranno per il valore con cui combatterono i fascisti.

Lo sviluppo della lotta

In Toscana il 1944 è ricordato come un anno buio, infatti fu l’anno in cui le stragi nazifasciste insanguinarono l’entroterra versiliese; i massacri interessarono una vasta porzione della provincia di Lucca (in cui è situata Viareggio) e quella di Massa Carrara, e molti civili passarono alla resistenza rispondendo alla ferocia tedesca con azioni militari di vario tipo.

Nei primi del ‘44 vengono incarcerati e torturati dai fascisti una sessantina di militanti delle sinistre e vengono incendiate le case dei sospetti antifascisti.

Per sgominare i Cacciatori delle Apuane, i repubblichini compiono rastrellamenti nell’Alta Versilia schierando circa 300 unità contro i partigiani della zona. I fascisti durante gli scontri a fuoco perdono molti uomini ma uccidono Gino Lombardi a fine aprile.

In seguito viene fondata una nuova brigata partigiana, la Mulargia, e continuano le azioni in Lunigiana tra cui lo sgombero di un presidio dei repubblichini e vari attacchi alle case del fascio, mentre a luglio inizia a operare la X bis Garibaldi.

A Giugno i compagni della Mulargia, in seguito a messaggi radio che lasciavano prevedere uno sbarco, tra Massa e Pisa, occupano il paesino di Forno che per la sua posizione era ideale per una offensiva su Massa. Lo sbarco però non arriva, i nazisti e la Decima Mas, pochi giorni dopo, accerchiano il paese e in tre ore vincono la battaglia: il bilancio è grave, dieci partigiani morti in battaglia, una cinquantina quelli fucilati dopo la cattura, più una donna uccisa col figlio dai nazifascisti e un centinaio di civili deportati in Germania. L’estate del ’44 è quella in cui hanno luogo i massacri del 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema, dove i nazisti agli ordini di Kesserling, e i repubblichini, uccidono circa 500 persone di cui 130 bambini. Le vittime vennero uccise coi mitra e con le bombe a mano in sole tre ore, dopo che furono rinchiuse nelle stalle e nelle cucine delle case; il massacro non venne nemmeno compiuto per rappresaglia, ma solo per terrorizzare la popolazione e tentare di separare i civili dalle formazioni partigiane. Soltanto due giorni prima furono massacrate circa sessanta persone in vari paesini dell’entroterra viareggino.

Tutto questo rientrava chiaramente in un disegno preciso quale la strategia del terrore fascista applicata da Kesserling che dispone:” …la lotta contro le bande dovrà essere condotta con tutti i mezzi disponibili e con la massima asprezza. Proteggerò ogni comandante che nella scelta dei mezzi e nell’asprezza impiegata andrà oltre la misura di solito ritenuta “normale”.

I partigiani continuano la guerriglia e a settembre muore Giuseppe Antonini, partigiano della “Brigata Canova” nei pressi di Viareggio, mentre i partigiani attaccano le varie pattuglie naziste presenti nella città e impegnandole in vari scontri per tutta la giornata finché i nazifascisti non abbandonano la città, lasciando morti e prigionieri. Gli americani entrano soltanto il giorno dopo in una città già libera, e la resistenza locale per non insospettire gli angloamericani circa la natura comunista del CLN delega ad alcuni comunisti la rappresentanza dei partiti Socialista, Democristiano e d’Azione. Infatti, nonostante l’alleanza con l’URSS gli alleati erano molto timorosi dei movimenti comunisti, principali attori e artefici della resistenza in Europa. Avvicinandosi l’inverno si arena il fronte sulla linea gotica e si prepara il più duro inverno di guerra. Alcune formazioni partigiane si dissolvono, altre continuano la lotta.

Il 1945, la lotta si concentra nelle Apuane.

 

Con l’arresto del fronte sulla linea gotica i combattimenti infuriano nell’entroterra massese, dove era presente la Brigata Garibaldi, mentre i bombardamenti angloamericani continuano a fare numerose vittime nella popolazione civile.

Mussolini, liberato dagli alleati nazisti e a capo della Repubblica Sociale Italiana a Febbraio visita la Lunigiana, ma è l’apparenza che regna sovrana: a fine mese i partigiani riescono a sconfiggere in uno scontro a fuoco i reparti tedeschi.

Intanto la missione alleata emette un mandato di cattura contro il Commissario Politico della IV Garibaldi Gino Menconi bis “Benassi”, che si rifugia presso il CPLN Apuano: il mandato però si basa su accuse infondate e mai provate. Prova (se mai ce ne fosse stato bisogno) che gli angloamericani avevano ben presente che il nemico vero è quello che combatte sulle montagne e nelle città con la stella rossa sul petto.

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