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Shopping at the supermarket
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Se il diritto allo studio si compra al supermercato

*di Pierpaolo Mosaico

Molti istituti scolastici stanno stipulando contratti con vari supermercati e discount che organizzano raccolte punti avendo come premio materiale didattico. In pratica, le famiglie che fanno la spesa in un dato supermercato ricevono insieme allo scontrino dei bollini che accumulati permettono di vincere per il dato istituto LIM, stampanti, computer, fogli A4. Insomma, tutte le ordinarie attrezzature utili al corretto funzionamento di una scuola. Tra le prime aziende ad innovare i propri cataloghi con materiale didattico spicca la Coop che permette questa “corsa all’oro” in Lombardia, Piemonte e Liguria. Sono quattromila gli istituti scolastici che, solo in queste regioni, si sono iscritti alle liste dei supermercati. Anche Famila, Esselunga e Lidl, compresa l’enorme possibilità di incremento dei guadagni, hanno intenzione di proseguire sulla stessa scia della più grande catena italiana di supermercati. In questo modo le famiglie sono, di fatto, costrette a fare la spesa nelle catene commerciali con cui le scuole frequentate dai propri figli hanno stipulato un contratto. I supermercati ottengono così un vasto bacino di clienti “fidelizzati”.

Inquadrando questa situazione all’interno della nuova riforma della scuola, probabilmente non passerà molto tempo per vedere istituti scolastici che promuoveranno ore di alternanza scuola-lavoro negli stesti centri in cui “invitano” le famiglie a fare la spesa. A quel punto il progetto strutturale di massimizzazione dei profitti sarà completato: manodopera gratuita e clientela stabile. Un modello che potrebbe essere preso d’esempio senza alcun problema per altri tipi di azienda: ecco cosa comporta far entrare i capitali privati nelle scuole.

Le continue politiche di smantellamento della scuola pubblica, perpetrate dai governi precedenti e da quello attuale, hanno radicato nelle famiglie l’idea di dover sopperire di propria tasca alle gravi carenze del nostro sistema scolastico. La retorica della mancanza di fondi con cui veniamo bombardati quotidianamente, grimaldello per le peggiori proposte in materia di istruzione che come militanti comunisti confutiamo in ogni occasione, ha messo in moto un meccanismo di sacrificio collettivo pesante unicamente sulle spalle delle masse popolari a tutto vantaggio della scuola di classe. Il contributo volontario, ormai vera e propria tassa, è l’esempio più significativo di come la progressiva privatizzazione del diritto allo studio e la de-responsabilizzazione del Miur siano legate a scelte politiche precise volte all’appiattimento della formazione ai dettami dell’economia capitalistica.

Si sta facendo spazio però un altro metodo di mantenimento familiare dell’istruzione pubblica che, se non sostituisce la pratica del pagamento obbligatorio del contributo scolastico, è in crescente aumento. Il fatto che il diritto allo studio sia acquistabile al supermercato fotografa la grave realtà del sistema scolastico italiano. Gli studenti con una migliore condizione economica di partenza possono seguire percorsi di studio, più o meno, adatti ad una buona formazione. Quelli che invece sentono tutti i giorni sulle proprie spalle le contraddizioni della società in cui viviamo, se non abbandonano la scuola, possono “vincerla” ai punti. Questo non è il prodotto di una singola riforma, ma dal modello scolastico imposto dal sistema economico capitalista. Resistere ai pesanti colpi che ci infliggono dall’alto non basta più. È necessario organizzarsi e trasformare ogni scuola in una barricata. Legando le lotte studentesche alla messa in discussione del modello produttivo vigente, contrattaccando per conquistare un futuro diverso.

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