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8×1000 all’edilizia scolastica: come smantellare la scuola pubblica

È del gennaio di quest’anno la novità: in commissione Finanze della Camera è stato approvato un emendamento significativo all’otto per mille, proposto dal Movimento Cinque Stelle e appoggiato da tutto l’arco parlamentare. L’8×1000 è una quota dell’imposta sui redditi, ossia la tassa pagata dai lavoratori sul proprio stipendio, che viene generalmente distribuita sulla base della scelta del singolo lavoratore, tra lo Stato e le confessioni religiose con cui è stata stipulato una specifica intesa – cosa che finora ha abbondantemente arricchito le casse della Chiesa.

La nuova modifica prevede che, a partire già dalla dichiarazione dei redditi del 2019, i contribuenti che scelgono di destinare la quota allo Stato possano dare priorità all’edilizia scolastica e, in particolare, ad una tra le cinque tipologie di intervento previste: ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico delle strutture scolastiche pubbliche. La misura ha lo scopo dichiarato di sopperire alle mancanze di finanziamenti statali per fronteggiare una situazione disastrosa dell’edilizia scolastica, ed è in linea con le politiche degli ultimi vent’anni che hanno cercato di spostare i costi dei diritti sociali, scuola, sanità, servizi vari, sulle spalle dei lavoratori. Al posto di aumentare i finanziamenti alla scuola pubblica il Governo PD-M5S-LEU ha pensato bene di trovare una nuova forma di contribuzione volontaria a spese dei lavoratori.

L’8×1000 all’edilizia scolastica non è altro che l’ennesima “toppa”, utile solo alla propaganda di un governo che si vuole presentare come amico degli studenti. Il 47% delle scuole italiane non ha il certificato di collaudo statico, il 54% non ha certificato di agibilità, circa duemila contengono ancora amianto e avviene un crollo ogni tre giorni: questa situazione non si può risolvere con le briciole di un nuovo contributo volontario, servono gli stanziamenti straordinari che gli studenti chiedono da anni. Inoltre i risultati degli ultimi anni ci dimostrano gli esiti disastrosi delle politiche di contribuzione volontaria. Ogni anno gli studenti e le proprie famiglie si trovano a dover pagare un contributo, volontario solo sulla carta, che agli inizi degli anni ‘90 non superava i 20 euro e che ora sfiora frequentemente i 200 euro a studente. È grazie a questi aumenti vertiginosi che i governi hanno potuto tagliare indisturbati quasi 26 miliardi all’istruzione pubblica solo dal 2008 ad oggi.

Gli studenti però devono rifiutare con forza l’ormai stanca retorica de “i soldi non ci sono”. Quando si parla di scuola si ricorre ai contributi volontari e all’8xmille all’edilizia scolastica ma quando si tratta di salvare banche, pagare interessi sul debito pubblico e spese militari i soldi si trovano sempre. Non si può pensare che una nuova forma di contribuzione volontaria possa risolvere il problema delle scuole italiane. Per garantire un’istruzione veramente di qualità e accessibile a tutti, è necessario un piano straordinario di finanziamenti per la scuola. Lo Stato deve farsi interamente carico dei costi dell’istruzione, ricavandoli da un sistema di tassazione equo e progressivo, senza nuovi oneri per famiglie e lavoratori, come l’8×1000 all’edilizia scolastica che affida in beneficenza ulteriori finanziamenti alla scuola pubblica. Di fronte all’ennesimo grimaldello per smantellare la scuola pubblica la risposta spetta agli studenti delle classi popolari e all’organizzazione delle loro lotte. Una scuola pubblica, accessibile a tutti e di qualità è conquistabile con lo sforzo collettivo della gioventù proletaria.

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