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Il Governo prende in giro gli studenti: briciole per il diritto allo studio

di Simon Vial*

Il Governo ha stanziato con il decreto “Cura Italia” 70 milioni di euro per l’acquisto di computer o cosiddetti “device” per gli studenti che non hanno accesso alle videolezioni, al fine di garantire il diritto allo studio. Il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha perfino lanciato l’hashtag #LaScuolaNonSiFerma per dare un messaggio al Paese e agli studenti: tutto funziona, ora anche chi non aveva accesso alla didattica a distanza può seguire le lezioni. Secondo il Ministero le piattaforme digitali funzionano così bene che in una recente nota hanno invitato gli insegnanti a procedere con le valutazioni online.

Ma andiamo più nel dettaglio: il Ministro Azzolina ha dichiarato che gli studenti che hanno accesso alle videolezioni sono 6,7 milioni, quando quelli costretti a casa sono 8,3 milioni (fonte). Insomma 1,6 milioni di studenti non hanno ancora accesso alla didattica a distanza, tra chi ha un solo computer in casa e più fratelli e quindi è costretto a seguire a turno le lezioni, a chi non ha una connessione internet sufficiente fino agli studenti che non hanno nessun dispositivo o connessione internet.

Prendendo per buoni i dati del Ministero, non confermati da terzi, 1,6 milioni di studenti senza accesso potranno usufruire dei 70 milioni di euro del Cura Italia: poco più di 40 euro a testa! Andando ad aggiustare i dati, tenendo conto di tutte quelle scuole che non hanno fornito al Ministero informazioni precise su quanti studenti seguono le videolezioni, i fondi sono ancora meno per ogni studenti. L’acquisto di un computer anche a primo prezzo costa almeno 150 euro all’incirca. Con questi semplici calcoli già individuiamo un problema, i fondi stanziati non sono sufficienti.

In secondo luogo le modalità con cui ogni studente potrà fare richiesta è lasciata alla scelta della singola scuola. Nella maggior parte dei casi gli istituti stanno chiedendo le certificazioni ISEE per fornire i dispositivi, precludendo il comodato d’uso a gran parte delle famiglie. Infatti pochi studenti delle scuole superiori hanno la certificazione ISEE, che è l’indicatore della situazione economica, e in un contesto di quarantena con i Centri di Assistenza Finanziari (CAF) chiusi sarà difficile riuscire a ottenere il certificato. Inoltre l’ISEE non è un buon indicatore in quanto ha la tendenza ad aumentare virtualmente il reddito famigliare. Sono tutt’altro che rari i casi di famiglie che fanno difficoltà ad arrivare a fine mese ma sono considerati in fasce alte dei valori ISEE, anche solo per causa di una casa di proprietà.

Insomma il decreto “Cura italia” non garantisce ancora il diritto allo studio in modo strutturale e a ogni studente. L’Istruzione pubblica italiana sta vivendo giorni particolarmente difficili causata da una pregressa mancanza di fondi e infrastrutture: i tagli miliardari alla scuola pubblica degli ultimi vent’anni hanno reso l’Italia uno dei Paesi più arretrati a livello europeo nello sviluppo di strumenti digitali per la scuola. Se in pochi giorni grandi atenei, come il Politecnico di Torino, oppure sistemi d’istruzione pubblica come quello francese hanno implementato piattaforme online per la didattica a distanza (certo anche loro non privi di contraddizioni), sul fronte della scuola pubblica italiana si sconta la carenza della strumentazione adeguata.

Quindi per rispondere al Ministro Azzolina: no, non va tutto bene e la scuola non va avanti come prima, dire il contrario significa negare un’evidenza. Misure strutturali per il diritto allo studio richiederebbero investimenti e acquisti più ampi e in tempi brevi, richiederebbe la rimozione di qualsiasi barriera per il comodato d’uso per i computer, l’implementazione di una piattaforma unica nazionale per la didattica gestita da studenti e professori e l’assunzione dei docenti precari per fornire un supporto a docenti e studenti.

In assenza di queste misure chi verrà escluso dalla didattica a distanza saranno prevalentemente gli studenti delle classi popolari, che sono già colpiti dalla crisi economica legate al Coronavirus, mentre grandi imprenditori sfregandosi le mani si vantano dei grandi fatturati di questi giorni. I finanziamenti per l’istruzione pubblica non sono in contraddizione con il diritto alla salute e i fondi alla sanità pubblica. In questo senso assume ancora più significato lo slogan degli studenti “salute e diritti non c’è contraddizione, non facciamo pagare agli studenti il prezzo della crisi.”

 *Responsabile scuola FGC

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