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In carcere il rapper militante Pablo Hasél. «Nulla di cui pentirmi»

Il rapper catalano Pablo Rivadulla Duro, in arte Pablo Hasél, è stato recentemente condannato ad una pena di 9 mesi ed 1 giorno per “apologia di terrorismo, ingiurie alla Corona ed ingiurie allo Stato”. Il processo si pone in continuità con quello a cui Hasél era già stato sottoposto nel 2015, quando era stato condannato a 2 anni per reati simili: ad essere incriminati sono i testi delle sue canzoni ed alcuni suoi tweet. Il rapper, un esempio di musica militante, ha sempre usato la sua musica ed i suoi testi come strumento per criticare fortemente lo Stato spagnolo ed il Re, stigmatizzato ad esempio per usare il denaro pubblico andando a caccia nel 2011 in Botswana.

Il processo intentato ai suoi danni è palesemente un processo politico, anche se nessuno in Europa si straccia le vesti. “Non ho nulla di cui pentirmi”, ha commentato il giovane, affermando che non chiederà alcun indulto ma si appellerà alle mobilitazioni sociali contro il processo-farsa ai suoi danni, a suo dire l’unico metodo con cui è realmente possibile smascherare lo Stato. “Il mio atteggiamento in prigione sarà lo stesso che in strada: la prigione è un’altra trincea di lotta” ha detto in un suo intervento ai quotidiani spagnoli.

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L’ordine ricevuto dall’Audiencia Nacional, il Tribunale d’eccezione, un istituto di eredità franchista usato già sotto la dittatura per giudicare i criminali politici, è quello di presentarsi “volontariamente” entro 10 giorni in carcere. Le autorità spagnole non hanno intenzione di lasciare a piede libero quello che considerano un “pericoloso terrorista”. L’evento non è passato inosservato, e subito numerose organizzazioni si sono mosse per organizzare delle piazze in sostegno al cantante: al momento si prevedono piazze piene in solidarietà di Hasel in circa 40 città spagnole da qui a sabato, con grande fermento già ieri a Barcellona, a dimostrazione di quanto il suo incarceramento abbia scosso gli ambienti della sinistra militante. Non sono mancati appelli di solidarietà e vicinanza anche dall’Italia, dove la Banda Bassotti si è esposta postando delle foto con in mano il cartello “#PabloHasel libero no censura”

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Hasel ha attaccato direttamente il PSOE e Podemos, accusando i due partiti di essere complici e colpevoli del suo incarceramento, un messaggio che è arrivato anche ai suoi sostenitori. Questa notte, sulla sede di Podemos, nella città di Castellon, sono colparse scritte come “Culpables, Farsantes”. Uno dei rappresentanti di Podemos, Fernando Navarro, si è espresso condannando questo atto “vandalico”, ritenuto al pari di quelli dell’estrema destra: un’ulteriore dimostrazione, qualora ce ne fosse bisogno, della direzione che prende realmente questo partito così osannato anche da alcuni ambienti nostrani.

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Van a encarcelarme por contar hechos objetivos, pero jamás van a doblegarme” (“mi metteranno in prigione per aver raccontato fatti oggettivi, ma non mi piegheranno mai”) ha scritto il rapper dopo aver ricevuto la condanna sul suo account twitter. Il diritto d’opinione si rivela qui una favoletta utile da sbandierare per la classe borghese, ma un elemento di condanna quando questo viene usato dalle classe oppresse per denunciare le storture del sistema. Dal caso di Pablo Hasel si può osservare che una volta di più la giustizia, spesso appellata come forza sopra le parti, si conferma in realtà uno strumento nelle mani delle classi dominanti, a conservazione dei rapporti di forza presenti nella società.

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