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Elly Schlein, il vecchio che avanza

di Ivan Boine

La costruzione del centrosinistra non passa solo dal Partito Democratico. Questo è il succo del discorso di Elly Schlein, vicepresidente dell’Emilia-Romagna eletta tra le fila della lista “Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista e Progressista”, attualmente guida di Green Italia. Un discorso che si inserisce nel dibattito innescato dalle dimissioni di Nicola Zingaretti da segretario del PD, nel più ampio contesto della nascita del governo Draghi.

Andando più nel dettaglio, l’«operazione pirata» di Schlein è la seguente: «la ricostruzione di un campo ecologista, progressista e femminista» che ponga fine alla «frammentazione della sinistra e degli ecologisti», «una rete trasversale che unisca chi, tra le diverse forze sociali e politiche, condivide questa stessa visione del futuro, che metta al centro la giustizia ambientale e la giustizia sociale, il tema della parità, del lavoro di qualità», forte di «una nuova consapevolezza europea» e di un «Green Deal che non deve essere un greenwashing». Come costruirlo? Non all’interno del PD, ma anche con esso. Le parole d’ordine sono «cambiare tutto e farlo ora» – con riferimento diretto all’intervista a Provenzano (PD) – rilevando la necessità di una nuova costituente di sinistra, come proposto dal ministro Speranza (Art.1 – Liberi e Uguali).

Questa, secondo la vice di Bonaccini, è l’unica via per ricomporre l’assenza di un soggetto che dia voce ai movimenti di lotta e al mondo dell’associazionismo. Come dice chiaramente Schlein, non si tratta di rompere con il PD ma di recepirne alcuni tratti – «Zingaretti si è dimesso e mi è dispiaciuto, perché ho sempre percepito come sincero il suo tentativo di aprire una fase nuova». Non si tratta solo del presidente del Lazio, ma di tutta quella tradizione “anti-Renzi”. Schlein ricorda i tempi in cui aveva la tessera PD – era il 2013 – e fu protagonista dell’#occupyPD contro le larghe intese, contro i «101 franchi tiratori che affossarono Prodi, Bersani e l’alleanza di centrosinistra», un centrosinistra visto in maniera positiva.

Questo «nuovo fronte progressista» è davvero innovativo? La proposta di Schlein cerca di colmare il vuoto di un soggetto di centrosinistra, sorto a partire della svolta renziana nel PD. Un vuoto che già il “nuovo corso” di Zingaretti – che “nuovo” non lo è mai stato – ambiva a colmare. Zingaretti non ci è riuscito del tutto, sia perché la nascita del Governo Conte II e poi la pandemia ne hanno arrestato l’operazione politica, sia per i limiti dovuti allo scontro interno tra le correnti del PD. Se alle nuove generazioni l’«operazione pirata» della vicepresidente dell’Emilia-Romagna può sembrare innovativa, è solamente perché non hanno vissuto il centrosinistra pre-Renzi.

Quella che propone la Schlein è una operazione che in realtà in Italia si vede da anni e che ciclicamente viene riproposta per mantenere il consenso del centro-sinistra. Il PDS, i DS, il PD nascevano tutti, davvero tutti, con la stessa retorica che usa oggi Elly Schlein. La “cosa rossa” che rossa non è, che cambia tutto per non cambiare nulla. Più che la grande chiesa della sinistra, per ora la Schlein propone l’ennesima “Sel” per tirare a sinistra il PD, si presenta come il volto giovane capace di riassorbire nel centro-sinistra il voto delle migliaia di giovani delle piazze dei Fridays for future, delle “Sardine” e così via. Cambia al massimo la forma in cui avviene questa “nuova” riorganizzazione del centro-sinistra, ma la sostanza cambia molto poco.  I suoi riferimenti sono i fautori delle peggiori politiche antipopolari di questo paese: dalle riforme Berlinguer-Zecchino sull’istruzione all’adesione al Trattato di Maastricht, dal “Pacchetto Treu” al pareggio di bilancio in Costituzione. Il tutto condito dall’appoggio incondizionato alla NATO e a un’opposizione di facciata su Jobs Act e Buona Scuola. In fondo, non c’è da stupirsi. Elly Schlein è il braccio destro di Stefano Bonaccini, esponente dell’ala liberale del PD e tra i politici più legati a Confindustria. È una sostenitrice della trappola del Next Generation EU.

L’ennesimo rimpasto del centrosinistra non serve alle classi popolari. Serve solamente a tentare di recuperare consensi dopo aver rotto prima il tabù dell’alleanza coi Cinque Stelle e poi quello dell’alleanza con la destra. Non ci serve una “cosa rossa”, un “nuovo fronte progressista” che di nuovo non ha nulla. Serve un confronto tra le realtà che lottano? Sicuramente, ne abbiamo già scritto in diverse occasioni, specialmente guardando alla questione comunista a 30 anni dalla Rifondazione. Ma in questo confronto non c’è spazio per chi governa – a livello nazionale e locale – col PD, per chi sostiene il governo Draghi e vuole riciclare i responsabili delle peggiori politiche antipopolari e antioperaie degli ultimi anni. C’è una storia trentennale che ci conferma che quella indicata da Schlein non è la strada da percorrere.

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