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2 agosto. Perché ricordare la strage di Bologna

2 agosto 1980, stazione ferroviaria di Bologna Centrale, ore 10:25. Una bomba esplode, i morti sono 85, i feriti 200.
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Fu l’apice della strategia della tensione, voluta dai settori più reazionari della borghesia italiana e attuata con la collaborazione dei neofascisti e di apparati dello Stato. Poche ore dopo la strage, settori dei servizi segreti iniziarono a produrre prove false per depistare le indagini, come il dossier prodotto dal generale Pietro Musumeci che apriva la strada a una pista neofascista internazionale, slegata da elementi della società e dello Stato italiani.
 
Dopo 40 anni di depistaggi e disinformazione, nel febbraio 2020 la Procura generale di Bologna ha ipotizzato che mandanti e finanziatori della strage siano stati Licio Gelli (capo della loggia massonica P2) e Umberto Ortolani (imprenditore, banchiere e iscritto alla P2), mentre gli organizzatori della stessa sarebbero stati Federico Umberto D’Amato (direttore dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno dal 1971 al 1974, promotore della strategia della tensione e iscritto alla P2) e Mario Tedeschi (senatore del MSI, direttore della rivista “Il Borghese”, iscritto alla P2). Tutti e quattro sono deceduti, quindi nessuna sentenza definita renderà giustizia per la strage.
Esecutori materiali della strage sono stati riconosciuti diversi esponenti del neofascismo: Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini – membri dei Nuclei Armati Rivoluzionari –  e Paolo Bellini, appartenente ad Avanguardia Nazionale. Diverse indagini sono ancora in corso per sciogliere le trame dei depistaggi a opera degli apparati dello Stato. Dopo 41 le famiglie delle vittime aspettano ancora giustizia.
 
La strage di Bologna dimostra quanto i padroni sono disposti a fare di fronte all’avanzata del movimento operaio. Vittime e feriti sono un prezzo accettabile per difendere il loro potere, i loro privilegi e il sistema che li genera. Un elemento che chi oggi ha l’obiettivo di rafforzare il movimento operaio e dare una nuova spinta al processo di ricostruzione comunista deve tenere bene a mente.
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