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Governo di destra. Prospettive per il movimento studentesco.

La destra, guidata da Giorgia Meloni, emerge vittoriosa alle elezioni politiche del 25 settembre. Nonostante, ad oggi, la composizione del nuovo Governo sia ancora sconosciuta, dalle dichiarazioni di Meloni e di altri esponenti del centro-destra possiamo già dedurre alcuni elementi che, in linea di massima, costituiranno l’indirizzo politico complessivo del nuovo esecutivo. Difatti la volontà di porsi, in ambito economico, in sostanziale continuità con l’operato del Governo Draghi trova la sua conferma in una serie di interventi fatti da esponenti di Fratelli d’Italia e anche dall’annunciata possibilità di barricare alcuni ministeri chiave con personaggi “tecnici” graditi alla Confindustria. Un possibile esecutivo Meloni governerà per amministrare la crisi capitalistica in perfetta conformità con le esigenze dei padroni, facendo ricadere i rincari sulle spalle delle famiglie dei quartieri popolari e aumentando i ritmi di lavoro. La destra che emerge da queste elezioni è fortemente atlantista e sosterrà quindi i piani di guerra criminali della NATO, in particolare in Ucraina ma non solo.

Anche sulla scuola procederà nella direzione già tracciata nel PNRR; in particolare verranno portati avanti gli indirizzi già impostati da Draghi: maggiore aziendalizzazione mediante il rafforzamento, incentivando i legami tra scuole e imprese.

E’ chiaro che si prospetta un governo che si porrà come referente delle istanze dei padroni a discapito di quelle dei lavoratori, degli studenti e dei disoccupati, portando avanti le politiche antipopolari dei precedenti governi e rafforzando ulteriormente le tendenze reazionarie, nazionaliste e conservatrici che peggiorano le condizioni di vita degli strati popolari. Non è realistico pensare che un governo Meloni rappresenti una svolta “fascista”. Questo non significa negare la natura fortemente reazionaria della destra, ma non possiamo cadere nel tranello del PD che cerca consensi con questo spauracchio. Non ce ne facciamo niente dell’antifascismo di facciata, di chi come il centro-sinistra che ha governato fino all’altro ieri per conto dei padroni aprendo la strada alla destra ed ora la demonizza. Non dimentichiamo che proprio il PD è stato artefice di politiche repressive contro studenti e lavoratori; ne abbiamo avuto conferma questo inverno quando la polizia, con il benestare del governo, manganellava chi scendeva in piazza contro le morti in stage.

In questo contesto emblematica è stata la reazione da parte degli studenti che, all’indomani del voto, in alcune scuole si sono riuniti in assemblea, hanno occupato i loro istituti o organizzato delle azioni, a dimostrazione che tra gli studenti esiste una non specificata ma quanto più genuina contrarietà alle idee reazionarie e conservatrici promosse da Fratelli d’Italia e dal resto del centro-destra. Tuttavia, se da un lato assistiamo alla spontanea mobilitazione di alcuni settori studenteschi legittimamente preoccupati per il proprio futuro, dall’altro è già percepibile l’operazione che il centro-sinistra, attraverso le sue appendici nel movimento studentesco, sta cercando di portare avanti nell’idea di intestarsi l’opposizione al nuovo governo Meloni. Un’operazione compiuta da quelle stesse realtà, come ad esempio la Rete degli Studenti Medi presente al governo con il centro-sinistra, che l’anno scorso, mentre due studenti morivano in stage, hanno cercato invano di spegnere il fervore e la rabbia degli studenti, appiattendo il dibattito nelle scuole sul tema della nuova maturità e rifiutandosi di trattare invece il tema dell’alternanza.

Un’operazione che abbiamo visto anche questo 23 settembre, in occasione dello sciopero globale per il clima, dove di fronte all’ennesima morte di uno studente in alternanza, alcuni esponenti del centro-sinistra che guidano di fatto il movimento del Fridays For Future hanno cercato di impedire che in quella giornata si parlasse dell’alternanza, in modo da rendere la mobilitazione ad uso e consumo del Partito Democratico e della sua campagna elettorale, strumentalizzando il legittimo interesse alla questione ambientale di migliaia di ragazzi scesi in piazza.

Di fronte a tutto ciò si rende ancora più evidente la necessità storica del movimento studentesco di rompere con il centro-sinistra e con le realtà ad esso legate. Non possiamo permettere che le associazioni studentesche legate al centro-sinistra guidino le piazze, rendendole di fatto innocue e strumentalizzabili dal PD.

Risulta chiara la necessità di un’opposizione di classe al governo di destra fatta di studenti, lavoratori e disoccupati, che non  si presti al tentativo del centro-sinistra di presentarsi alle nuove generazioni come forza di opposizione tentando di ricostruirsi una propria verginità politica ma che sappia denunciare i veri responsabili della mattanza sociale in atto nel nostro paese: Confindustria e i Governi che ne rappresentano gli interessi, di qualsiasi colore politico essi siano.

Chi può organizzare questa opposizione sono in primo luogo le strutture combattive e di classe, i segmenti più avanzati della classe lavoratrice che hanno la possibilità di intercettare questo malcontento generale e possono indirizzarlo.

Nelle prossime settimane si giocherà una battaglia importante, per capire quale indirizzo deve prendere il movimento studentesco. Una prospettiva è la frammentazione delle mobilitazioni degli studenti, la prospettiva che ogni realtà studentesca convochi la propria data, portando come unico risultato l’isolamento dei settori combattivi degli studenti. In questo contesto, però, può essere avanzata una prospettiva alternativa. Quella della mobilitazione degli studenti spalla a spalla con i lavoratori, che metta al centro tematiche di classe e che faccia emergere le contraddizioni di questo sistema marcio. Non si può morire lavorando. Siamo al terzo studente morto in stage quest’anno, quanti ancora devono morire prima che si fermi questa carneficina? Dobbiamo fermare la strage dei morti sui luoghi di lavoro partendo dall’organizzazione della lotta contro l’alternanza.

Serve dire che non un centesimo in più dev’essere investito per la guerra imperialista, perché ogni euro dato alla guerra è un euro tolto alla scuola. Gli studenti non hanno nulla da spartire con i piani di morte della NATO, che in Ucraina foraggia il conflitto e in tutto il mondo porta avanti incursioni omicide sulla pelle dei popoli. Soldi alla scuola non alla guerra!

Bisogna anche dire che non sono gli strati popolari a dover pagare la crisi economica, accentuata dalla pandemia e dalle guerra in Ucraina. Non saranno gli studenti a pagare la crisi energetica, rifiutiamo la prospettiva che il riscaldamento nelle scuole venga abbassato questo inverno rendendo i luoghi di studio invivibili, lottiamo per la piena gratuità dell’istruzione pubblica, contro i contributi scolastici, il caro-libri e il caro-trasporti.

Se saremo in grado di far avanzare questa prospettiva assieme a organizzazioni di classe, sindacati, segmenti combattivi dei lavoratori potremo davvero produrre degli avanzamenti significativi per le lotte del paese. A partire dal lavoro nelle scuole e nei quartieri possiamo costruire questa alternativa.

C’è bisogno di tutti quelli che condividono il nostro stesso obiettivo per dare una chiara prospettiva politica al movimento studentesco. Riprendiamoci il nostro futuro!

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A cura della Commissione Scuola del FGC

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