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Perché gli studenti scenderanno in piazza il 18 novembre?

Domani, venerdì 18 novembre, gli studenti scenderanno in piazza in più di 20 città italiane per protestare contro il nuovo Governo Meloni, insediatosi nei primi giorni d’ottobre. Nonostante non sia passato neanche un mese dall’insediamento dell’esecutivo, è immediatamente emersa in maniera evidente la volontà di continuare la politica interna ed estera nel solco dei governi che lo hanno preceduto. Per quanto riguarda l’ambito dell’istruzione, tale indirizzo di continuità si è palesato già a partire dalla gestione dei fondi del PNRR, lasciando al precedente governo tecnico la possibilità di ultimare le voci di spesa per la scuola pubblica e non segnando, di fatto, un cambio di passo sul processo di aziendalizzazione già avviato negli istituti del nostro paese.

I temi centrali su cui domani si mobiliteranno gli studenti in tutta Italia sono la contrarietà all’alternanza scuola-lavoro, al modello di scuola aziendalistico che propone un’ istruzione totalmente piegata agli interessi delle aziende, alla retorica del “falso merito” messa in campo dal Governo Meloni, ai crescenti costi per l’accesso allo studio e una netta opposizione alla guerra.

BASTA ST(r)AGE! La morte di Giuliano De Seta a soli 4 giorni dall’inizio dell’anno scolastico e le dichiarazioni del ministro Valditara in merito, confermano la non volontà, da parte del nuovo governo, di porre fine alla strage degli studenti in alternanza scuola-lavoro. Giuliano è stato il terzo studente in un anno a morire durante i percorsi di PCTO: vittima, proprio come Lorenzo e Giuseppe prima di lui, di un modello aziendalistico della scuola, totalmente piegato agli interessi padronali e di una pratica che costringe gli studenti ad essere sfruttati, in totale assenza di tutele e di retribuzione, negli stessi contesti in cui muoiono di media 4 lavoratori al giorno.

MA QUALE “MERITO?” QUESTA E’ LA SCUOLA DI CLASSE. Tra le novità che più stanno animando il dibattito pubblico nell’ultimo periodo, nonché la netta contrarietà espressa dal movimento studentesco, si aggiunge la nuova nomenclatura applicata dal Governo Meloni, al Ministero dell’Istruzione, ora “Ministero dell’Istruzione e del Merito”. Una scelta lessicale per niente casuale, che marca ancora di più la natura classista della scuola italiana: non può esistere un criterio di merito oggettivo in un sistema che ammette la differenza tra scuole di serie A e scuole di serie B e che accentua le disuguaglianze socio-economiche tra gli studenti nell’accesso allo studio.

ANDARE A SCUOLA COSTA SEMPRE DI PIU’. I costi della crisi economica, accentuata dal conflitto inter-imperialista in atto, stanno gravando particolarmente sugli studenti, sui lavoratori e sulle famiglie degli strati popolari, con numeri che superano quelli del secondo dopoguerra. I nuclei familiari in stato di povertà rasentano numeri da capogiro, attestandosi sugli 1,9 milioni. I giovani sotto la maggiore età che vivono in queste condizioni sono circa il 14% del totale. Questi dati, oltre ad impressionare, permettono di capire le ragioni che sono alla base della frequenza di crescita così elevata rispetto ai tassi di abbandono scolastico, che al sud -in particolar modo- raggiungono quote esorbitanti. Uno dei principali fattori che sicuramente determinano il fenomeno dell’abbandono, è il costante aumento dei costi per il materiale scolastico e la mancanza di aiuti concreti per aiutare le famiglie nel sostenere queste spese. Gli ultimi dati a proposito parlano di circa 1.255 euro di costi per il materiale scolastico in primo liceo per ogni studente; a questi si devono aggiungere poi le spese “collaterali”, come i costi per i mezzi di trasporto urbano, per cui non è previsto nessun tipo di agevolazione finanziaria.

SOLDI ALLA SCUOLA, NON ALLA GUERRA! A fronte di una situazione così grave, l’unica certezza data dal Governo Meloni è l’assoluta fedeltà alla Nato e al campo Atlantista sullo scontro imperialista in atto in territorio ucraino. Mentre le scuole cadono a pezzi, si continueranno ad investire milioni in politiche belliciste e di riarmo, volte ad alimentare il conflitto: il ministero della difesa terrà fede, infatti, alle promesse fatte dal precedente esecutivo di aumentare le spese militari per raggiungere la quota richiesta dall’Alleanza Atlantica (2% del Pil di ogni stato membro). Questi dati confermano una voce di spesa costante, che tende a crescere nei prossimi anni, passando dai 19 miliardi del 2020 (in piena pandemia) ai 25 miliardi del 2021 e a quelli che si aggiungeranno nel 2022. In un contesto di crisi mai visto prima, come quello attuale, queste politiche confermano la volontà della borghesia italiana di rimanere in prima linea nelle tensioni Inter-imperialiste in atto, per garantirsi la propria fetta di profitto, scaricandone i costi sulle famiglie proletarie.

Domani gli studenti saranno in piazza soprattutto per richiedere una scuola che sia realmente gratuita, di qualità ed accessibile a tutti. Il messaggio che il movimento studentesco vuole lanciare con questa giornata di mobilitazione è chiaro: BASTA ALLA SCUOLA DEI PADRONI!

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