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Case popolari a Milano: niente riscaldamento per chi non può pagare

* di Alessandro Fiorucci

In questi giorni è stata recapitata agli inquilini morosi delle case popolari una lettera in cui ALER (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) annuncia di volerli “punire” sospendendo il servizio di riscaldamento.

ALER scarica sui morosi la responsabilità dell’enorme deficit dell’azienda; ma le cose vanno davvero così? In realtà una gestione finanziaria dissennata, una forte speculazione edilizia, consulenti e manager strapagati hanno causato ingenti perdite, quantificabili in 500 milioni di euro, oltre ad un altro miliardo e 200 milioni di calo di valore degli immobili. Siamo proprio sicuri che i casi di morosità siano l’unico problema?  Come se non bastasse, circa un mese fa  l’azienda ha imposto tagli anche nel servizio di pulizia, notificando una riduzione a cadenza bisettimanale (anziché settimanale). Peggiorando le condizioni generali degli stabili, colpendo dunque sia gli inquilini che possono pagare sia i morosi: si rischia di innescare una “guerra tra poveri” che ovviamente scagiona ALER da ogni responsabilità.

In primo luogo, in se’ interrompere l’erogazione del riscaldamento costituisce una possibile violazione della Costituzione*. Al netto di tale considerazione, questo provvedimento di fatto non risolve nulla, per un motivo molto semplice: chi non paga lo fa perché non può pagare. Un giovane senza lavoro o con un salario da fame, vedendosi costretto a trascorrere un inverno al freddo, difficilmente riuscirà a mutare la propria condizione. Lo stesso vale, ovviamente, per le famiglie e gli anziani, che vivono una seria preoccupazione in seguito alla minaccia avanzata da ALER. Il problema va ben oltre il semplice saldo della bolletta, anzi coinvolge in generale le condizioni degli strati popolari meno abbienti. Ogni minaccia quindi si dimostra inutile, e resta semplicemente una dimostrazione d’arroganza gratuita. Se ALER crede che i casi di morosità siano un dispetto, un torto nei confronti dell’azienda, dovrà constatare, dopo aver dato l’esemplare lezione, che la situazione non sarà cambiata.

Lottare per un immediato miglioramento delle condizioni di vita, però, non è sufficiente. Questo sistema non è in grado di assicurare un futuro ai giovani che non sia di disoccupazione, lavoro nero e precario, sfruttamento. Esso trascina chi giovane non è più sempre più in basso. La soluzione è da ricercare nel superamento del capitalismo; solamente una prospettiva rivoluzionaria consente un reale salto qualitativo, che possa garantire una casa, un lavoro e condizioni d’esistenza dignitosa per tutti. Per fare questo, a partire proprio dalle periferie e dai quartieri popolari, dobbiamo diffondere coscienza di classe e organizzarci.

 

*una sentenza del tribunale civile di Milano risalente al 2013, in riferimento all’art. 32 della Costituzione,  stabilisce come “la privazione di una fornitura essenziale per la vita, quale il riscaldamento in periodo invernale, è suscettibile di ledere i diritti fondamentali delle persone”.

 

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