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Chi finanzia i partiti? Da banche e miliardari finanziamenti da +Europa alla Lega

I partiti politici che ricevono milioni di euro in finanziamenti da banche, industriali e miliardari, di chi faranno gli interessi quando andranno al governo? La risposta sembrerebbe scontata, eppure in Italia nessuno si scandalizza. Non si tratta di finanziamenti illeciti: tutto legale e “trasparente”, sebbene sia difficile accedere a queste informazioni, che vanno richieste a una banca dati di Montecitorio.

È un fenomeno da cui poche forze politiche sono immuni, persino quelle che si proclamano “dalla parte del popolo”. La Lega di Salvini, ad esempio, incassa decine di migliaia di euro dalla imprese: 100mila euro da Vaporart, 45mila da ConsorzioGisa, 30mila da Biogreen, 25mila da Confagricoltura Roma, 15mila da Carbotermo spa, 10mila da Giulia Srl di Ormello. Sempre nel campo del centro-destra, ma questa non è una sorpresa, c’è Forza Italia che negli scorsi anni ha ricevuto più di un milione di euro dalla famiglia Berlusconi, mezzo milione da Fininvest dal 2014 ad oggi, 100mila euro da Ennio Doris (fondatore di Mediolanum).

A spiccare fra tutti è +Europa, un piccolo partito che tuttavia negli ultimi anni è riuscito, non si sa come, a dipingersi come forza “di sinistra”, perlopiù fra i giovani delle facoltà universitarie, pur invocando la necessità dell’austerity (nella scorsa campagna elettorale dichiarò che bisognava “fermare la spesa pubblica per 5 anni per far scendere il debito) e difendendo a spada tratta ogni riforma votata contro i lavoratori (dalla legge Fornero al Jobs Act). Più Europa ha ricevuto la cifra stellare di 200mila euro dal miliardario statunitense George Soros e da sua moglie, e 30mila euro da Guido Maria Brera, amministratore del gruppo di private banking Kairos. A questi si sommano versamenti per un totale di 516mila euro da parte di Peter Baldwin della Wikimedia Foundation; 5mila euro donati da Lupo Rattazzi, nipote dell’ex amministratore FIAT Gianni Agnelli,  e diversi altri donatori.

Fra i partiti che non ricevono finanziamenti di questo tipo c’è il Partito Comunista (PC), che partecipa alle elezioni europee del 26 maggio e si finanzia unicamente con le sottoscrizioni dei propri militanti, in maggioranza lavoratori, disoccupati e studenti.

La lista potrebbe continuare a lungo, ma la domanda da farsi non è se vi sia o meno trasparenza in questi finanziamenti. La questione è strettamente politica. In campagna elettorale, i partiti si sforzano di costruire il proprio consenso convincendo i lavoratori e le masse popolari che lavoreranno per il loro interesse, perché nel meccanismo del voto sono i grandi numeri a contare. Ma si può pensare che decine, centinaia di migliaia di euro di finanziamenti ricevuti da banche e imprese non contino nulla nelle politiche e nelle posizioni che quei partiti sosterranno?

La vera natura di questo meccanismo è ancor più evidente laddove i gruppi economici elargiscono gli stessi finanziamenti a partiti di schieramenti differenti, evidentemente fiduciosi che il vincitore porterà avanti le politiche desiderate. Un caso fra tutti, ad esempio, è il gruppo Cremonini che ha donato 10mila euro a Martina (Partito Democratico), Bernini (Forza Italia) e Alfano (Alternativa Popolare). È uno schema che si ripete di frequente, come a dire che per quanto in televisione e in Parlamento i partiti di centro-destra e centro-sinistra possano mostrarsi litigiosi, spesso rispondono allo stesso fischietto e guinzaglio.

È una realtà che, come si può immaginare, rende facilissima la nascita di nuovi partiti al servizio dei poteri economici (eclatante il caso di +Europa, partitino che dispone di ingenti finanziamenti nonostante il radicamento reale sul territorio sia del tutto inesistente), mentre sbarra la strada a partiti che non si piegano a queste logiche. E che proprio per questo, dovrebbe ammonirci dalle facili illusioni sui partiti che quotidianamente ci vengono presentati come le uniche scelte possibili dai media. Quegli stessi media che sono disposti a ignorare fino all’ultimo l’evidenza di altre forze che crescono non grazie ai finanziamenti di banche e miliardari, ma grazie al sudore e al lavoro dei propri militanti.

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