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Il caso Socrate e l’edilizia scolastica.

da Redazione

Il bello e sincero articolo di Federico Giannini, studente del Socrate, pubblicato qualche giorno fa su senzatregua.it, stimola la riflessione sulla condizione dell’edilizia scolastica in Italia, sulla mancanza di seri interventi da parte dello Stato in questi anni, su un protagonismo delle istituzioni che si evidenzia solo lì dove il clamore è tale da non riuscire a far resistere la politica dalla ricerca della passerella mediatica. Si capisce allora tutta l’indignazione degli studenti, il loro sfogo di fronte a questa condizione, dopo che per anni ogni battaglia sull’edilizia scolastica non aveva ottenuto pressocchè nessun risultato.

Il liceo Socrate di Roma è stato costruito all’inizio degli anni ‘70 sull’onda delle proteste degli abitanti della Garbatella, quartiere operaio della zona sud di Roma, che richiedevano scuole nel loro territorio. La costruzione temporanea che inizialmente avrebbe dovuto ospitare la scuola, non venne mai modificata negli anni. Nel 2010 l’inchiesta dell’allora collettivo Senza Tregua, inserì il Socrate tra le scuole con maggiori interventi di edilizia necessari. Mancanza di spazi, mancato rispetto del minimo di 2 metri quadri per studente a classe, condizione delle infiltrazioni dei controsoffitti, situazione del cortile della scuola. Un anno dopo un pannello del controsoffitto si staccò cadendo sulla testa di uno studente. La reazione della scuola fu compatta, con la partecipazione in massa ad una manifestazione della FIOM, che concedette ai ragazzi un intervento dal palco per parlare di edilizia scolastica e legare la lotta del lavoro con quella della scuola.

In tutti questi anni nessun risultato concreto. Poi l’incendio avvenuto a causa di un gesto stupido, profondamente sbagliato, condannato da tutti gli studenti, senza distinzioni. Quell’incendio lanciò un enorme clamore sul Socrate, che fin dal giorno dopo comparì sulle pagine nazionali di tutti i giornali, nelle edizioni di punta dei tg nazionali, e tenne banco come notizia principale per giorni sulle cronache locali. La passerella stava iniziando. Politici di ogni ordine e grado hanno assicurato davanti alle telecamere il massimo impegno sulla questione. Sindaco, Presidente e Vicepresidente della Regione, consiglieri, assessori, fino addirittura a politici nazionali e al Ministro dell’Istruzione. Il piano danneggiato è stato riconsegnato in tempi record. Sbloccati i fondi che avevano fermato i lavori della ditta che aveva vinto l’appalto negli anni precedenti, e che erano fermi da mesi, lavori terminati in pochi mesi. Il piano danneggiato interamente rifatto, per gli altri ci sarà ancora da aspettare.

Insomma al netto di tutto il messaggio che passa è che senza l’incendio, il clamore mediatico suscitato, al Socrate non ci sarebbe ancora nessun lavoro. E tutto sommato è la situazione di tante, troppe scuole italiane che da anni denunciano una condizione edilizia non a norma, e che chiedono lavori urgenti a cui i politici di turno rispondono con il mantra: “non ci sono soldi”, “abbiamo le mani legate”, “dobbiamo rispettare i vincoli economici”. Ma al Socrate hanno dimostrato esattamente il contrario, e cioè che quando si vuole, per una situazione d’emergenza come quella dell’edilizia scolastica, i soldi si possono trovare. Allora perché non lo si fa normalmente? Perché bisogna aspettare la tragedia, il caso, il clamore mediatico di turno per mettere mano alla condizione disastrosa delle scuole italiane? Perché per rifare i soffitti di una scuola bisogna aspettare che crollino, per poi parlare di “tragedie”, di “angeli”, di “poveri ragazzi che non abbiamo saputo tutelare”? Siamo stufi.

In Italia ancora oggi la metà delle scuole non ha il certificato di agibilità statica, il 60% non ha quella sanitaria, moltissime non sono a norma per la prevenzione antincendi, mancano aule, strutture adeguate per le attività sportive, laboratori, e potremmo andare avanti per ore. Tutto questo mentre si spendono soldi per acquistare gli F35, si salvano con finanziamenti a fondo perduto le banche, si spendono miliardi per pagare la buonuscita a manager di società pubbliche, che magari le hanno portate sull’orlo del fallimento.

Stando così le cose, facendo un ragionamento paradossale, che non vuole essere assolutamente un’istigazione, ma cogliere solo l’ipocrisia di tutta questa situazione, bisognerebbe quasi dire grazie a chi il Socrate lo ha incendiato, e anzi fare in modo che ci siano incendi in tutte le scuole d’Italia, a patto che il giorno dopo una telecamera sia pronta a raccontare il caso. E’ questo, che vi piaccia o no, l’unico messaggio che quella orrenda passerella mediatica è riuscita a trasmettere.

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