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Cosa insegna il festival di Atene.

di Raffaele Timperi*

Si è svolto dal 19 al 21 Settembre il 39esimo Festival  “Odighitis” organizzato dalla Gioventù Comunista di Grecia (KNE) con lo slogan “Trasforma il mondo, ne abbiamo bisogno“ preso in prestito dalla celebre poesia di Bertold Brecht. Anche quest’anno abbiamo assistito ad una festa oceanica, a cui ogni giorno hanno partecipato migliaia di giovani. Appuntamento finale di decine di feste organizzate dalla KNE in tutta la Grecia, sin dall’inizio dell’estate.

Uno sforzo organizzativo colossale che rispecchia il grande intervento di massa che il Partito Comunista di Grecia ha sviluppato in ogni settore della lotta di classe. Dalle donne ai giovani precari, fino ai pensionati e ai disoccupati. Il KKE è oggi la speranza di milioni di greci, un partito che non ha mai ceduto alle lusinghe dell’opportunismo rimanendo fedele al proprio popolo rafforzandosi ogni giorno all’interno della società greca. L’incubo di chi oggi vuole continuare a fare profitti sulle spalle della classe lavoratrice, non è un caso che la borghesia greca si sia affidata ai fascisti di ALBA DORATA per porre un freno all’avanzata dell’organizzazione che, in maniera sempre più capillare, organizza uomini e donne per la causa del socialismo. Agli occhi di chi non è più abituato ad un sindacato di classe e ad un grande partito comunista l’avanzata si misura in percentuale e in seggi, in poltrone insomma.

Quello che è evidente, e che  i media non raccontano, è un organizzazione di massa in grado di mobilitare e condurre a battaglie vittoriose i lavoratori greci. Non c’è mai stato raccontato perchè è scomodo. Ci ricorda che viene prima il Partito e poi le poltrone, che non si deve sacrificare il radicamento dell’organizzazione in nome di qualche posto in parlamento, che è e rimane solamente una tribuna da utilizzare in maniera rivoluzionaria e non l’obiettivo strategico.

Il KKE non piace a molti sedicenti comunisti perché ci fa pensare a quello che saremmo dovuti essere e non siamo stati. Ci ricorda che se il movimento comunista italiano non avesse scelto la via del riformismo, del compromesso storico e dell’eurocomunismo oggi noi avremmo ancora un Partito Comunista organizzato e con un intervento di massa nella società. Se non si fosse abbandonata la prospettiva della presa del potere, a favore di un accettazione via via più nitida del capitalismo, avremmo oggi un grande sindacato di classe in grado di difendere la classe lavoratrice in questi anni di offensiva del capitale. Invece oggi il movimento comunista italiano è poco più che inerme di fronte all’aggressività dei monopoli, ferito a morte dall’opportunismo di PRC e PDCI negli ultimi 20 anni. Proprio questi elementi hanno portato alla fondazione del Fronte della Gioventù Comunista, la necessità di riorganizzare i giovani in un’organizzazione di classe. Abbiamo tracciato un percorso per un soggetto che non sia “di passaggio” ma che rappresenti da oggi in avanti l’organizzazione giovanile di chi rifiuta il capitalismo e lotta per il socialismo.

Le altre organizzazioni hanno abbandonato la lotta, non c’è altro modo per definire l’opportunismo con cui si impegnano ad accettare le regole del sistema borghese scendendo a qualsiasi patto pur di avere l’opportunità di amministrarlo. Da parte nostra la porta resterà sempre aperta verso quei compagni che non hanno nessuna responsabilità in questo processo. Il compito della Gioventù Comunista oggi è quello di strutturarsi su una solida base per non permettere che ciò che è avvenuto si possa ripetere.Mai più dovrà essere subordinata la strategia ad un accanimento tattico per interessi immediati e spesso individuali. Da questa esperienza sono sicuro emergerà una nuova generazione di comunisti, impermeabili a qualsiasi deviazione piccolo borghese. La nostra pratica dovrà essere modellata su un’accurata analisi che sarà nostra responsabilità formulare e sviluppare in ogni ramo della società.

Consapevoli che ogni traguardo, anche il più piccolo, sarà frutto del duro lavoro che ci aspetta. Il messaggio che portiamo è chiaro; non ci arrendiamo alle difficoltà oggettive che oggi viviamo e che sono dovute agli errori e alla resa delle generazioni precedenti, ma siamo pronti a risorgere con le forze che stiamo raggruppando ed organizzando.  La lotta di classe è tutta da riorganizzare, ci vorrà tempo e sacrificio. E non esistono scorciatoie.

* responsabile esteri FGC, ha guidato la delegazione italiana al festival KNE – Odighitis ad Atene.

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