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L’esempio e l’attualità di Jurij Gagarin a 48 anni dalla sua scomparsa

* di Partizan Kom

Subito dopo compresi l’enorme responsabilità che pesava su di me. Essere il primo a compiere il sogno di molte generazioni di uomini, ad aprire all’umanità la via del cosmo. C’è oggi un compito più complesso di questo? E’ una responsabilità assunta non davanti a una sola persona, davanti a qualche decina di uomini o davanti a un collettivo. E’ una responsabilità assunta davanti a tutto il popolo sovietico, davanti all’umanità, al suo presente e al suo avvenire. E se sono fermamente deciso a compiere questo volo è perché sono comunista, perché alle mie spalle ho una folla di esempi dell’eroismo dei miei compatrioti.” (J. Gagarin)

A soli 34 anni, il 27 marzo del 1968, si è spento in un drammatico incidente, mentre pilotava il suo caccia MiG-15UTI, vicino alla cittadina di Kiržač, uno degli uomini che ha segnato il corso del XX secolo. Quest’uomo, questo compagno (poiché egli era comunista) fu il primo cosmonauta della storia, Jurij Alekseevič Gagarin. Quarantotto anni sono parecchi; mezzo secolo ci separa oggi da quel giorno infausto. Eppure, se qualcosa ci hanno insegnato le vite di uomini e donne come Gagarin, ciò è proprio il fatto che non è importante quanto lunga o breve sia la nostra permanenza in questo mondo, bensì la qualità e l’intensità con cui conduciamo tale esistenza; una vita, quella del compagno Jurij, dedita al raggiungimento del sogno primitivo che l’uomo insegue dall’alba dei tempi: librarsi in aria come uccelli, volare per raggiungere le stelle e quei mondi così lontani ed affascinanti che possiamo solo indicare con una mano nelle notti limpide. Un sogno che coincide con i sogni di interi popoli, con quella libertà così spesso negata loro dagli interessi economici e geopolitici della classe dominante. Un sogno che è stato realizzato dalle capacità straordinarie e ammirevoli della società veramente umana: quella socialista.

Chi era Jurij, ce lo spiega lui stesso nella sua biografia, intitolata nella versione originale “Doroga k kosmosu” (La via del Cosmo), e, in quella italiana, “Non c’è nessun Dio quassù”. Egli, figlio di un carpentiere, dopo essersi mantenuto gli studi lavorando in fabbrica, divenne uno dei piloti d’aerei MiG più capaci e validi dell’esercito sovietico. In quel periodo storico ben definito, uno degli aspetti che contrassegnava la sfida tra il blocco socialista e quello capitalista era anche il progresso tecnico e scientifico. Dopo la prova di forza delle stragi atomiche di Hiroshima e Nagasaki ad opera degli Stati Uniti D’America, il livello di sviluppo sociale si stava misurando non solo sotto l’aspetto microscopico, bensì anche sotto la dimensione macroscopica; in tal senso si intendeva soprattutto il tentativo di raggiungere lo spazio aperto e poter esplorare fisicamente l’universo. E’ naturale, perciò, che in un quadro così particolare vi siano state delle spinte decisive da parte del blocco socialista, ed in particolare dello stato sovietico, al fine di consegnare tale primato al solo tipo di società che possa definirsi genuinamente umana ed ugualitaria. Vincere la sopracitata sfida implicava non solo un merito “formale” nei confronti del progresso scientifico; stava ad indicare anche che, al contrario di ciò che la propaganda dei paesi capitalisti affermava, non era vero che nel socialismo vi fosse una standardizzazione atta a rende pigre le menti della popolazione e a lobotomizzarle in maniera subdola e pericolosa; anzi, proprio perché in questo diverso sistema sociale ad ognuno sono offerte le stesse possibilità di studiare, lavorare, realizzarsi, l’essere umano è predisposto ad una maggiore spinta intellettuale e accrescitiva delle proprie capacità, la quale predispone il progresso scientifico e tecnico a migliorare con una velocità nettamente maggiore e a metterlo al servizio del popolo.

In tutta questa vicenda storica si inserisce la vita di Jurij. Egli, dopo aver superato selezioni durissime fisicamente ed estremamente severe, viene scelto come cosmonauta della prima missione aerospaziale con esseri umani al proprio interno, la Vostok 1. Nonostante effettivamente esso fosse solo l’esordio della conquista umana dello spazio, è importante, secondo noi, ricordare chi ha dato lo slancio alla sopracitata epocale opera, la quale ha per sempre cambiato il nostro modo di intendere la composizione fisica del mondo e dei fenomeni che ci circondano. Ma concentriamoci sulla memoria e sull’esempio che il compagno Gagarin ci ha lasciato.

In primo luogo, la sua vita ci è da insegnamento poiché Jurij è stato la testimonianza concreta di come non bisogna mai rinunciare ai propri sogni, ai propri obiettivi; io vedo un parallelismo interessante tra il sogno del compagno di librarsi in aria e poter quasi toccare con mano le stelle, e la lotta che noi, gioventù comunista, conduciamo ogni giorno per cambiare continuamente noi stessi e questo sistema. Proprio come nell’esistenza di Jurij, se si hanno chiari i propri obiettivi, e si procede con ferrea disciplina e determinazione, si possono raggiungere mete ad un primo impatto impensabili; d’altronde, nonostante le condizioni attuali sembrino disperate, nulla è perduto. Il “cielo” si può ancora conquistare. Solo con costanza, dedizione, sacrificio e ferrea disciplina, possiamo formare e creare quella avanguardia che un domani sarà il Partito Comunista, avente il compito storico di guidare il proletariato verso la conquista del potere e l’instaurazione della dittatura democratica del proletariato. Solo in questo modo potremo realizzare la società comunista del domani.

Il secondo aspetto dell’esistenza di Gagarin che ci dona un esempio di enorme autorità morale e politica risiede proprio nel fatto che egli sia, nella maniera più profonda, figlio della Rivoluzione d’Ottobre, figlio del socialismo, figlio della patria sovietica. E questo merito chiaramente non è derivante da una mera condizione casuale di nascita, bensì dal fatto che egli, in maniera totalmente autonoma, ha incarnato pienamente lo spirito comunista del ’17 per cui sono morte migliaia di persone tra contadini e operai rivoluzionari. Ciò non si manifesta così evidentemente a causa di una pacchiana ostentazione di simboli o di pregiudizi “ideologici”, ma dal fatto che la prima frase trasmessa da Jurij, una volta raggiunto lo spazio, è stata di pace: “Da quassù la Terra è bellissima, senza confini né frontiere”. Al contrario di quello che gli anticomunisti e i revisionisti dicono dell’URSS e dei suoi abitanti, essi non sono bestie assetate di sangue e guerrafondai indottrinati da una dittatura disumana; e il fatto che, in piena guerra fredda, una delle punte più avanzate non solo dal punto di vista scientifico, ma anche da quello politico, compiuta una impresa epocale, comunichi praticamente a tutto il mondo una frase tanto meravigliosa, può solo darci l’ulteriore conferma dello spirito genuinamente comunista che ha animato allora e anima oggi chi, come noi, ha saputo trarre gli insegnamenti dalle più avanzate esperienze passate. Il compagno Gagarin, in un modo semplice, il quale denota una sensibilità straordinaria, ci ha voluto dire perentoriamente che le frontiere, i confini, le postazioni armate le hanno create i padroni, i potenti; che solo chi detiene il controllo il controllo dei mezzi di produzione e della speculazione finanziaria può trarre profitto dalla guerra; che, riprendendo un concetto brechtiano, i poveri e gli sfruttati non possono trarre nessun giovamento dal fratricidio. E che cosa, se non questo pensiero, si incastra perfettamente nella situazione estremamente difficile che viviamo tutti noi giovani proletari? In questo periodo, fatto di richiami terrificanti a guerre coloniali efferate compiutesi esattamente un secolo fa, di razzismo sfrenato nei confronti dei disperati che fuggono proprio da quella distruzione causata dalla sete di risorse e profitto delle potenze occidentali, della stessa NATO, braccio armato di questo genocidio.

In tutti questi aspetti, così ampiamente interconnessi con la condizione contemporanea, si vede la portata e lo spessore del personaggio di Gagarin; è con questo esempio genuino di sacrificio e disciplina d’acciaio che la gioventù comunista intera dovrebbe formarsi e temprarsi, nelle lotte quotidiane e nelle battaglie che il mondo complesso in cui viviamo ci pone davanti. Jurij ha saputo raccogliere e vincere la sfida del suo tempo; e forse proprio attraverso gli occhi, di chi ha saputo abbracciare con uno sguardo l’umanità tutta, il compagno Gagarin ci ha lasciato in testimonianza queste parole apparentemente ingenue, le quali, però, rivelano una grandezza d’animo straordinaria: “Girando attorno alla Terra, nella navicella, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di preservare e aumentare questa bellezza, non di distruggerla”. La bellezza di cui parla non è uno spettacolo di carattere strettamente ambientale e naturale, bensì anche umano; la meraviglia e lo stupore che provocano le mille ramificazioni e diversità delle miliardi di persone che animano questo pianeta, la forza con cui ogni giorno si sacrificano per poter vivere un altro giorno, per poter dare un futuro a chi verrà dopo, per proteggere chi amano, potrà essere difeso e valorizzato solo in una società egualitaria e priva di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. “Il futuro” – citando Honecker nel suo “Appunti dal carcere” – “appartiene al socialismo”.

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