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I presidenti di Consulta: “Risposte insufficienti da parte del ministro”

di Pietro Mazzucco*

Lo scorso 16 marzo i presidenti di diverse Consulte studentesche da tutta Italia hanno mandato una lettera al ministro dell’Istruzione Azzolina nella quale si riportano le istanze degli studenti emerse dalla discussione nelle Consulte fin dai primi giorni dell’emergenza.

Anche se ai rappresentanti degli studenti al momento non è arrivata alcuna risposta formale si può dire che qualcosa si è mosso: negli ultimi giorni il ministro ha rilasciato diverse dichiarazioni nelle quali ha tentato di mostrare una certa apertura. Apertura, vaga e solo di facciata, che inoltre sembra esserci solo in materia di didattica. Sul tema più spinoso, ma soprattutto su quello meno costoso,in termini economici. Il ministero sceglie di non prendere posizioni difficili, che potrebbero scontentare molti, scaricando la responsabilità sugli studenti mentre rispetto alle altre richieste si registra un silenzio assordante: nulla in merito a una piattaforma nazionale gestita dal ministero per la didattica a distanza (cosa che invece altri stati stanno già approntando), nessuna presa di posizione sulla maturità, rispetto alla quale si registrano solo dichiarazioni fumose, e, soprattutto, nulla viene detto rispetto al post emergenza, non una parola sulla possibilità di assumere i docenti precari.

Purtroppo molti dei presidenti firmatari hanno ricevuto anche un’altra risposta: una serie di chiamate da parte di referenti del ministero che, con tono intimidatorio, si sono spinti fino ad accusare i rappresentanti degli studenti di abuso di potere, di agire nell’illegalità e ad auspicarne le dimissioni. Il ministero quindi ha operato una vera e propria operazione repressiva nei confronti di chi si è fatto portavoce delle istanze studentesche. Un fatto gravissimo che arriva dopo anni di scontri tra chi si è sempre posto coerentemente dalla parte degli studenti e i referenti ministeriali che non hanno mai perso un’occasione per piegare le consulte alla volontà dei partiti di governo, spesso con la complicità di diverse organizzazioni studentesche legate a queste aree politiche.
Oggi i presidenti vengono attaccati perché la loro lettera sarebbe inopportuna, perché in un momento di emergenza sanitaria non si potrebbe più parlare di diritti degli studenti mentre invece i rappresentanti hanno ben chiaro che diritti e salute non sono in contraddizione.

I rappresentanti non possono piegarsi al volere del ministero e hanno già provveduto a mandare una lettera di reclamo che, se dovesse essere necessario, sarà solo il primo avvertimento. In un momento complesso come quello attuale è quanto mai importante tutelare le classi popolari che rischiano di essere le più colpite dalla crisi economica che già si sta delineando.

 

*Presidente della Consulta degli Studenti di Torino

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