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Livorno, studenti dell’Enriques in protesta: «vogliamo strutture adeguate»

A Livorno dal 7 di Gennaio tutti gli studenti del Liceo Scientifico F. Enriques stanno manifestando per mancanza di spazi, rifiutando la “soluzione” proposta dei “turni pomeridiani”. Alla protesta si sono unite anche le altre scuole della città. Abbiamo intervistato Celeste, rappresentante eletta nella Consulta provinciale studentesca di Livorno per il Liceo Enriques, che in questi giorni è stata alla testa delle proteste.

 

Ciao Celeste, quali sono gli obiettivi che avete portato oggi in piazza?

Vogliamo una struttura scolastica sicura e a norma per il nostro istituto, niente di meno rispetto a ciò che ci spetta.

Oggi, a differenza dei tre giorni precedenti, in piazza erano presenti anche altri istituti, quali in particolare?

Tutti, dal primo all’ultimo, sono venuti perché anche loro soffrono come noi della negligenza da parte delle istituzioni, costretti a fare lezione in strutture che vivono situazioni di costante precarietà. Protestiamo per eliminare l’indifferenza della provincia nei nostri confronti. Per anni hanno fatto cercato di affossare il movimento studentesco con la finta convinzione che la lotta degli studenti non potesse incidere in nessun modo. Noi pensiamo, al contrario, che l’unico modo per non lasciare le cose come sono sia non restare indifferenti.

È la prima volta che il problema del sovraffollamento nel vostro liceo viene affrontato dalla provincia? Quali soluzioni sono state trovate ad inizio anno?

Il problema del sovraffollamento per le scuole di Livorno non è una novità, era già capitato per il Liceo Cecioni. Ad inizio anno la Provincia ha trovato una situazione temporanea che è stata quella di mandare gli studenti a studiare presso alcuni fondi commerciali, questi ultimi però avevano detto che li avrebbero prestati solo per via temporanea. La scintilla che ha acceso la protesta è stato il provvedimento dei doppi turni, alcune classi avrebbero dovuto andare a scuola di pomeriggio. Una misura che per noi è assurda.

Si è parlato della possibilità di una succursale, ovvero l’edificio di via Calafati, perché questa ipotesi è stata scartata?

Per il 6 Gennaio era stato previsto dalla provincia l’utilizzo di questa struttura, ma poi hanno dovuto fare dietro front. I rappresentati d’istituto, a causa di oggettive problematiche, hanno richiesto un intervento dei vigili del fuoco, che ha portato alla luce l’assenza del documento SCIA del piano antincendio. La provincia ha dato lo stop perché non avrebbe potuto fare altrimenti.

Cosa ne pensano i docenti di questa situazione?

Sono tutti d’accordo con la nostra protesta e ci stanno sostenendo, anche partecipando in prima persona.

La provincia vi ha accolto? Se si, che cosa vi ha detto?

Il primo incontro è stato effettuato lunedì mattina con una rappresentanza del consiglio d’istituto. In tre ore non è stata trovata una soluzione. La provincia si sta muovendo per un certificato provvisorio per la struttura di via Calafati, il suddetto consiglio però rifiuta totalmente questa soluzione fino a che non verranno calendarizzati interventi concreti e lungimiranti sull’edificio.

Dopo quattro giorni di protesta, cosa ne pensi della risposta degli studenti? Quante persone del vostro liceo sono scese in piazza a manifestare? Il numero è diminuito con il passare dei giorni?

Il numero è aumentato, grazie anche alla partecipazione delle altre scuole che si sono unite alla protesta. Oggi eravamo più di duemila studenti, praticamente quasi la totalità della popolazione studentesca livornese. La volontà degli studenti di cambiare le cose è alta, e non perderemo la motivazione facilmente, a differenze delle istituzioni che faticano a cambiare le cose…

Il vostro è l’unico istituto cittadino ad avere problemi dal punto di vista dell’edilizia?

Assolutamente no, per questo erano presenti tutte le scuole. Sono problemi strutturali noti ma che vengono sistematicamente ignorati.

Alla luce della vostra situazione, cosa ne pensi delle dichiarazioni del ministro dell’istruzione Bussetti, che ritiene che in Italia non ci sia bisogno di ulteriori investimenti sulla scuola pubblica?

Non credo ci sia bisogno di commentare, non può far altro che aggravare la nostra situazione. Il Ministro parla come se alla scuola italiana i fondi non mancassero, ma è evidente che non è così. Se il governo pensa questo, sembra voler operare in continuità con chi l’ha preceduto.

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