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9 Maggio. Liberali e guerrafondai facciano pace con la storia: l’Europa la liberarono i comunisti, non loro

di Markol Malocaj (Segreteria Nazionale FGC)


 

È incredibile che nel 2026 i lavoratori e il popolo italiano siano costretti ad aprire i social e sorbirsi i video di Calenda e soci che promuovono la loro “Festa dell’Europa” nello stesso giorno della Vittoria dei popoli sul nazifascismo, ovvero il 9 maggio. Questa forma di sadismo dell’algoritmo rappresenta perfettamente la putrescenza di un sistema ormai allo stadio terminale: oltre a subire lo sfruttamento nei luoghi di lavoro, l’aumento del costo della vita e il rischio di una guerra generalizzata, nel tempo libero dobbiamo pure fare i conti con la propaganda degli estremisti pro-riarmo e pro-guerra. Un vero e proprio calvario, che però ci pone delle riflessioni e la necessità di ristabilire la verità nel tempo della “menzogna universale”.

Partiamo da una verità semplice tanto quanto scontata: l’Europa, 81 anni fa, non la liberarono gli amici di Calenda o chi oggi vorrebbe riportare il mondo nel baratro di una guerra generalizzata, ma i comunisti. L’Unione Sovietica, il primo paese che si cimentò nell’edificazione socialista, diede il maggior tributo di sangue alla causa della sconfitta dell’orrore nazifascista: più di 25 milioni di morti tra soldati e civili, la distruzione di fette enormi di territorio e della capacità industriale e produttiva del paese. Altro che le cosiddette “democrazie liberali” europee che a fasi alterne sostennero il fascismo e provarono a combattere in tutti i modi l’avanzata dei comunisti. Gli sforzi dell’URSS per formare un fronte contro Hitler, infatti, furono vani. Fino all’ultimo le cosiddette “democrazie occidentali” cercarono di sfruttare le mire imperialiste tedesche verso oriente in funzione antisovietica, come avvenne ad esempio nel caso del “trattato di Monaco del 1938”. L’alleanza con l’URSS da parte di Gran Bretagna e Stati Uniti non fu il risultato dell’amore per la pace e la democrazia, ma fu principalmente dettata dalla necessità da parte dei due paesi capitalisti di avere un solido alleato nella guerra contro la Germania oltre che per evitare che fossero messi in discussione gli equilibri imperialisti in Europa e nel ondo sorti dopo la Prima guerra mondiale. Fino almeno al giugno del 1944 fu praticamente soltanto l’Unione Sovietica a sostenere lo sforzo bellico in Europa contro le armate hitleriane e anche l’apertura del secondo fronte in Europa con lo sbarco in Normandia fu possibile grazie alle forti pressioni sovietiche che furono esercitate nei confronti degli alleati angloamericani.

La vittoria militare dell’URSS sul nazifascismo fu, oltre che una vittoria militare, anche una vittoria del socialismo contro il capitalismo che nella Germania nazista mostrava il suo volto più brutale. All’iniziale superiorità militare tedesca, raggiunta grazie a un’economia di guerra e a uno sforzo industriale tutto orientato al settore bellico che aveva permesso alla Germania di uscire dalla crisi proprio nella preparazione di una nuova guerra, l’Unione Sovietica fu in grado di rispondere, resistere, contrattaccare e poter competere anche su un piano militare contro un esercito considerato invincibile, proprio grazie al proprio modello di sviluppo economico. La capacità di orientare e riconvertire la produzione in base alle necessità e ai bisogni del popolo raggiunta grazie alla socializzazione dei mezzi di produzione, il ruolo guida del Partito Comunista come avanguardia rivoluzionaria della classe operaia al potere in URSS, l’eroismo e la determinazione del popolo sovietico furono le chiavi della vittoria contro la Germania nazista. Questo vero e proprio “scudo difensivo” fondato sul potere dei lavoratori fu l’argine che permise all’Europa di essere salvata.

Sarebbe bene che chi infanga la memoria di milioni di donne e uomini che caddero per sconfiggere la bestia nera si sciacquasse bene la bocca prima di parlare; a maggior ragione se son le stesse persone che per sostenere la guerra imperialista in Ucraina al massimo sono disposte a farsi un tatuaggio (oltre che straparlare in vari contesti) mentre centinaia di migliaia di persone muoiono per gli interessi dei padroni.

A contribuire alla liberazione, oltre all’Armata Rossa, ci furono milioni di comunisti che in ogni singolo paese lottarono sfidando le carceri, i campi di concentramento, la repressione politica e finendo in molti casi in clandestinità. In Italia questo esempio è rappresentato plasticamente dall’azione del Partito Comunista d’Italia che non solo fu il principale promotore dell’opposizione al fascismo durante il Ventennio ma che attraverso i suoi militanti fornì un impulso determinante nell’organizzare la Resistenza nel nostro paese e sconfiggere il regime.

Quelli come Calenda e i vari liberali che oggi provano a riscrivere la storia sostenendo la tesi dell’equiparazione del comunismo col fascismo fanno un’operazione davvero sporca. Essi negano la stessa verità storica, stravolgendola in maniera spregiudicata a loro uso e consumo. Col favore di una propaganda anticomunista onnipresente provano a convincerci che il contributo dei comunisti alla liberazione dell’Europa in verità non fu poi così tanto determinante, arrivando fino al punto di equiparare il comunismo col fascismo seguendo l’ideologia malata promossa ormai da anni all’interno dell’Unione Europea. Mettono sullo stesso piano chi ha portato orrore, sfruttamento e morte nelle vite di centinaia di milioni di persone e chi invece questo orrore lo ha sconfitto con un prezzo altissimo. L’attacco anticomunista sta assumendo sempre di più delle dimensioni che sono folli e che pur di attaccare questa grande idea UE e governi sono disposti a revisionare completamente la storia. Arrivano addirittura a equiparare l’Unione sovietica alla Russia capitalista. Per scardinare queste falsità basta andare a vedere il discorso che Putin fece prima dell’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Un discorso in cui attaccava apertamente Lenin e i bolscevichi, colpevoli di aver “creato” l’Ucraina. A differenza dei guerrafondai europei, fin dall’inizio, assieme a decine di altri partiti comunisti del mondo, abbiamo denunciato la natura imperialista del conflitto in corso che vede contrapposti la Russia capitalista da una parte e la NATO dall’altra. Putin e il suo governo cercano di sfruttare da anni l’eredità storica dell’URSS in un’ottica nazionalista. Questa stessa cosa viene fatta su un piano speculare dall’UE e dai vari governi, che vanno a riscrivere la storia, negando il ruolo dell’URSS e dei comunisti nella sconfitta del nazifascismo. Ciò viene fatto da una parte per colpire direttamente chi ha fatto veramente paura ai padroni, dall’altra per legittimare uno scontro sempre più aperto con la Russia.

È singolare che a compiere questa operazione sia principalmente quella parte politica che rappresenta gli interessi degli industriali e dei banchieri, che sono i medesimi che quel nazi-fascismo, tanti anni fa, lo sostennero e lo finanziarono. Questi liberali che a parole si pongono come strenui difensori della “democrazia” o delle “libertà” difendono in verità il sistema capitalistico e i suoi valori marci: lo stesso sistema capitalistico che ha generato il fascismo. Sbagliano i socialdemocratici o gli opportunisti che pensano che esso sia semplicemente una “forma” di governo opposta alla democrazia di stampo liberale: il fascismo è una vera e propria manifestazione del sistema capitalistico che i monopoli hanno storicamente esercitato per difendere il sistema di dominio borghese in opposizione al movimento operaio e ai comunisti. È per questo che sarebbe bene che prima di riempirsi la bocca di “lotta al fascismo” i liberali, siano essi di centrodestra o di centrosinistra, guardassero in casa propria e realizzassero che sostenendo questo sistema tengono in vita il grembo da cui nuovi fascismi possono nascere un domani.

Il 9 maggio non è la giornata dei guerrafondai o di chi sostiene la dittatura del capitale, ma di chi ha lottato per liberare l’Europa per ottenere giustizia sociale e pace in una nuova società. Valori incompatibili con chi difende in maniera estremistica l’integrazione europea e il riarmo ad ogni costo. È impensabile celebrare questa giornata ed essere, per esempio, a favore della guerra come lo sono questi signori che propagandavano fino a ieri la vittoria militare sulla Russia (che sapevano benissimo di non poter ottenere, a meno che non ci sia un conflitto nucleare) o che facevano le liste di proscrizione per chiunque fosse a favore della pace. L’origine della Seconda guerra mondiale – e a onor del vero anche della Prima – risiede in quelle stesse ragioni che oggi portano il conflitto imperialista ad allargarsi dall’Ucraina al Medio Oriente, ovvero lo scontro tra i monopoli capitalistici per la spartizione di mercati, risorse e sfere di influenza: in definitiva per la supremazia nel sistema imperialista mondiale. Il 9 maggio ricorda anche la fine di quel conflitto che ha mietuto centinaia di milioni di vittime e portato il mondo nel baratro: con che faccia provano ad appropriarsene partiti politici ed esponenti che invece stanno contribuendo direttamente o indirettamente a catapultarci di nuovo nella barbarie della guerra?

Fortunatamente abbiamo la possibilità di riappropriarci di questa data, che appartiene ai lavoratori e ai popoli, non ai pappagalli di UE, NATO e del grande capitale. Il 9 maggio scendiamo in piazza a Roma in una grande manifestazione per ricordare questa verità storica ma anche per affermare un elemento essenziale: che il futuro non appartiene a questo sistema marcio, ma al comunismo. I tempi della storia non sono i tempi dell’uomo e si aprirà in questo secolo lo spazio per un nuovo assalto al cielo, per costruire una società di vera giustizia sociale, pace ed eguaglianza che mandi una volta per tutte la guerra e questo sistema marcio nella pattumiera della storia.

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